Civitella, torna praticabile la parete per arrampicate

Era interdetta dal 2009, i lavori di messa in sicurezza si sono appena conclusi Arrivano sportivi da tutta Italia anche se non c’è ancora la revoca del divieto
CIVITELLA DEL TRONTO. Per gli appassionati di arrampicata, domenica scorsa, è stata giornata di festa. Complice il bel tempo, i climbers – molti dei quali di fuori regione, alcuni anche stranieri – hanno raggiunto la parete rocciosa sul versante ovest di Civitella del Tronto, appena ripristinata dopo non essere stata praticabile dal 2009 a causa del sisma prima e dei distacchi di roccia poi, eventi per cui era stata interdetta la pratica sportiva per motivi di pubblica incolumità. I lavori di messa in sicurezza del fronte che si affaccia su viale Bosco Martese, appena fuori la cinta muraria del borgo di Civitella del Tronto, sono stati conclusi grazie a un doppio finanziamento regionale. Va precisato però che, nonostante l’opera sia stata conclusa, l’ordinanza di divieto firmata nel 2009 non è stata ancora revocata. Quindi, anche se ora si scala in sicurezza, sotto l’aspetto formale non è così, mancando ancora un passaggio burocratico.
Nel corso dei lavori di restauro e conservazione della parete, avviati nel 2021, furono evidenziate ulteriori criticità che portarono allo stop dei lavori perché occorreva ottenere una variante progettuale autorizzata dalla Regione Abruzzo. Il cantiere era poi ripartito mettendo in sicurezza l’area dagli sfaldamenti di roccia. In tutto il periodo dei lavori la strada sottostante la parete era stata interdetta al transito sia pedonale che carrabile per motivi di sicurezza. Il progetto di consolidamento dal dissesto idrogeologico, finanziato con un milione e 250mila euro, nel 2021 era in fase di esecuzione. Poi dai rilievi effettuati erano emerse ulteriori criticità. I tecnici rocciatori stavano saggiando la consistenza della parte alta della parete (quella più pericolosa e friabile) e durante queste operazioni si era verificata la caduta di un masso al suolo.
Proprio la parte più alta dello sperone roccioso è stata quella maggiormente interessata dal nuovo studio progettuale e dai lavori nuovamente avviati per cui sono stati aggiunti altri 200mila euro finanziati dal servizio Difesa del suolo della Regione Abruzzo per attivare un sistema di monitoraggio, oltre che per il disgaggio delle rocce pericolanti e la pernatura degli elementi. Questo sistema oggi è attivo e permette, appunto, di tenere costantemente sotto controllo il massiccio tanto amato dagli arrampicatori di tutta Italia.
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