Clonazione, una nuova tecnica scoperta dall’ateneo di Teramo

TERAMO. Cellule “travestite” da spermatozoi sono riuscite a raddoppiare il successo degli esperimenti di clonazione animale e rilanciano questo settore della ricerca. È possibile grazie ad una...
TERAMO. Cellule “travestite” da spermatozoi sono riuscite a raddoppiare il successo degli esperimenti di clonazione animale e rilanciano questo settore della ricerca. È possibile grazie ad una tecnica messa a punto in Italia, dal gruppo della facoltà di veterinaria dell'università di Teramo guidato da Pasqualino Loi. Descritta nella rivista Cell Reports, la tecnica potrebbe essere utilizzata sia nel campo della zootecnia sia per tutelare specie a rischio di estinzione: dall'orso marsicano al camoscio appenninico.
Gli esperimenti sulla clonazione condotti negli ultimi 15 anni consistevano nell'estrarre da una cellula adulta e differenziata il suo nucleo, ossia la struttura centrale nella quale è impacchettato il Dna, e nel trasferirlo in un ovulo che in precedenza era stato privato del suo materiale genetico. Le sostanze e i segnali rimasti nell'ovulo avrebbero fatto il resto, stimolando il nucleo della cellula adulta a tornare indietro nel tempo, fino a trasformarlo in quello di una cellula bambina e indifferenziata. «È stata una strada piena di difficoltà: i cloni che nascevano avevano molti difetti e avevano un'alta percentuale di mortalità», ha detto Loi, «basti pensare che dal 1997 al 2015 gli animali nati sono rimasti fermi all'1%. È accaduto perché in milioni di anni di evoluzione l'ovocita non ha mai ricevuto cellule somatiche, ma solo spermatozoi e sa come trattarli». Così che il gruppo di Loi si è messo al lavoro in cerca di un'alternativa, nella ricerca che ha come primi autori Domenico Iuso e Marta Czernik ed è stata condotta in collaborazione con gruppi di ricerca francesi e polacchi. «Ci sono voluti dieci anni di lavoro», ha aggiunto Loi, «per costringere una cellula somatica differenziata a diventare uno spermatozoo». È stato possibile trasferendo nella cellula adulta la proteina chiamata protamina, prodotta nelle fasi finali di maturazione degli spermatozoi: introdotta nella cellula adulta, la proteina ne trasforma la struttura, dandole la forma degli spermatozoi. «Applicando questa tecnica in vitro», ha detto Loi, «abbiamo ottenuto un numero di embrioni doppio rispetto a quello prodotto finora con la tecnica tradizionale».

