Cocaina dalla Colombia processo a 25 narcos

8 Gennaio 2015

Prima udienza per l’organizzazione che agiva nella provincia teramana La cocaina trasportata negli ovuli ingoiata dai corrieri e spacciata sulla costa

TERAMO. A processo il presunto capo dei narcos capace, secondo l’accusa, di guidare un’organizzazione criminale transnazionale specializzata nel traffico di cocaina dalla Colombia e in gradodi far arrivare più di 50 chili di droga in Abruzzo, in particolare sulla costa teramana. Si tratta di Joel Dinato Burgos Nunez, dominicano di 35 anni, che ieri pomeriggio è comparso davanti al tribunale di Teramo riunito in composizione collegiale (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto e Carla Fazzini). Con Nunez sono imputati altri 25: secondo l’accusa tutti facevano parte dell’organizzazione. Un’organizzazione così articolata, scaltra ed organizzata da far scendere in campo lo scrittore Roberto Saviano che, quando nel marzo di tre anni i carabinieri fecero 58 arresti, scrisse su Facebook e Twitter: «L’Abruzzo è diventato centrale come area di stoccaggio della cocaina perchè considerato territorio sicuro, isolato e insospettabile. L’operazione ha fermato un’organizzazione colombiana e italiana dei narcos». Quei 65 (tra arrestati e denunciati), quasi tutti colombiani residenti nel Teramano, nel Pescarese e nelle Marche, sono finiti davanti all’allora gup Marco Billi al termine di una complessa operazione coordinata dal pm della procura distrettuale dell’Aquila David Mancini.

Indagini complesse che sono riuscite a disarticolare un’organizzazione che si muoveva sapendo cosa fare e con una conoscenza approfondita dei sistemi per le transazioni internazionali di denaro. A maggio buona parte degli arrestati ha definito con riti abbreviati e patteggiamenti mettendo insieme sentenze che hanno sfiorato i 60 anni. Per Nunez (difeso dall’avvocato Umberto Gramenzi del foro di Ascoli) e gli altri dopo l’udienza di ieri il processo è stato aggiornato a marzo. L’indagine, portatata avanti dai carabinieri del reparto operativo diretti da Nazario Giuliani, aveva scoperto tre livelli di organizzazione gerarchica: dai capi ai collaboratori corrieri fino a chi vendeva lo stupefacente sul territorio. Per tutti regole ben precise. I corrieri dovevano ingerire almeno trenta ovuli di cocaina ricoperti con cera aromatizzata al cioccolato e al rum per ingannare l'olfatto dei cani agli aeroporti. Il trasporto eccezionale veniva pagato da tremila a quattromila euro. Il pericolo era solo uno: rottura degli involucri nello stomaco e morte sul colpo. Ma i cittadini dominicani reclutati erano disposti a correre questo rischio. Di volta in volta venivano contattati da un intermediario dell'organizzazione che aveva il compito di sceglierli e prepararli al viaggio. E l'organizzazione preferiva soprattutto le donne, meglio se accompagnate da bimbi perchè meno sospettabili. Non solo ovuli. La droga arrivava anche allo stato liquido nascosta in contenitori per aerosol o schiuma da barba. (d.p.)

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