Cocaina e rapine, altri 8 indagati

Dopo i 13 arresti si allarga l’inchiesta che ha sgominato un clan di teramani e albanesi
TERAMO. E’ un’indagine dalle mille sfaccettature quella che ha già portato a13 misure cautelari per traffico di droga e rapine e che si arricchisce di nuovi particolari. Ci sono altri otto indagati nell’inchiesta con cui procura e carabinieri hanno disarticolato un clan di teramani, napoletani e albanesi che ormai da qualche tempo aveva occupato il mercato locale dello spaccio di cocaina ed hascisc. Si tratta di persone coinvolte soprattutto nell’attività di spaccio. Le indagini, dunque, non si fermano e proseguono per ricostruire nei minimi particolari tutto il modus operandi dell’organizzazione.
Intanto venerdì scorso i dieci arrestati dei tredici raggiunti da misura cautelare (per tre è stato applicato l’obbligo di dimora e non la custodia cautelare in carcere) sono comparsi davanti al gip Domenico Canosa (che ha firmato le ordinanze richieste del pm Silvia Scamurra) per gli interrogatori di garanzia. In molti si sono avvalsi della facoltà di non parlare e solo alcuni hanno dato la loro versione dei fatti. L’operazione dei carabinieri ha disarticolato un cartello di albanesi, teramani e napoletani a cui gli investigatori hanno cominciato a lavorare quando qualcuno ha confidato loro di una imminente rapina a mano armata ai danni di un gioielleria teramana (colpo poi saltato).
Un sodalizio tra clan diversi che poteva contare su corrieri e acquirenti disseminati in tutta la provincia di Teramo: da Tortoreto ad Alba Adriatica, da Giulianova a Mosciano senza escludere il capoluogo. «Una banda con un notevole spessore criminale», non ha esitato a dire il procuratore Antonio Guerriero durante la conferenza stampa, «trattandosi di persone dedite esclusivamente alla commissione di reati anche efferati dalle rapine allo sfruttamento della prostituzione che hanno determinato anche allarme sociale nelle zone interessate da tali fenomeni criminosi».
Agli indagati non è servito utilizzare raffinati accorgimenti per eludere le intercettazioni telefoniche e ambientali dei carabinieri, ricorrendo a parole come pizza, birra, caffè, bottiglie di vino, mani o "Huatai" (cocaina) – da cui il nome dell'operazione – per cercare di depistare gli investigatori che per 12 mesi hanno seguito ogni loro mossa, ogni loro spostamento, monitorato ogni contatto.
L'organizzazione faceva arrivare la sostanza stupefacente, in particolare cocaina ed hascisc, dal Napoletano utilizzando dei corrieri. Come quello albanese che quasi un anno è stato bloccato dalla polizia con 30 chili di hascisc in un appartamento di Alba Adriatica risultata poi nella disponibilità di uno degli arrestati nella giornata di ieri.
Un modus operandi studiato nei minimi particolari che ha portato i carabinieri a delineare il sistema organizzativo della banda, accertando un giro d’affari rilevante considerati proprio gli elevati quantitativi di droga che nel tempo sono stati di volta in volta sequestrati. (d.p.)
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