Cognitti: «Garantisco, l’acqua è sicura»

19 Gennaio 2019

La Ruzzo Reti installa sofisticati macchinari per i controlli: in funzione sonde e gascromatografo, presto arrivano i crostacei

TERAMO. «L’acqua è la risorsa più preziosa che abbiamo e resta sempre in cima ai nostri pensieri». Si conclude così un messaggio della presidente della Ruzzo Reti, Alessia Cognitti, che sarà allegato alle prossime bollette e quindi arriverà nelle case di tutti i teramani.
LETTERA AI TERAMANI. Una lettera in cui la presidente informa degli ultimi interventi in materia di controlli sulla qualità dell’acqua proveniente dal Gran Sasso. E’ un sistema di controllo che si chiama “Early warning” in grado di assicurare un allarme anticipato e di interrompere immediatamente l’ingresso dell’acqua con parametri sospetti nella rete idrica.
«Ci adeguiamo, in anticipo rispetto alle scadenze, al piano di sicurezza delle acque», fa notare Cognitti, «previsto dalla normativa comunitaria e, nel contempo, innalziamo i livelli di autocontrollo. Questo non vuol dire che la Ruzzo Reti abbia mai mancato ai propri obblighi, anzi. L’acqua immessa in rete è sempre stata potabile, dato che ha sempre rispettato i parametri previsti dalla legge. Io mi sento di garantire sulla potabilità e sulla sicurezza dell’acqua del Gran Sasso, sempre controllata e oggetto di analisi. Sono sotto stretto controllo di Asl e Arta a cui si aggiungono le analisi fatte in autocontrollo dal Ruzzo: per dare un’idea nel 2017-2018 solo noi abbiamo fatto circa 4mila analisi su 200mila parametri».
LE INCHIESTE. Sulle inchieste in corso riguardo alla sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso, la presidente commenta: «Ho fiducia nelle indagini della procura e nella magistratura. E nel lavoro fatto dai nostri tecnici sulla qualità, ma se all’esito del processo si dovessero ravvisare responsabilità della Ruzzo Reti, questi verranno sanzionati». Cognitti sottolinea anche di non essere in grado di dare dettagli sulle immagini girate dal Noe in cui si vedono un cacciavite e una bomboletta in una condotta nel Gran Sasso. «Per me sono immagini prese non so in quale contesto. Se sono quelle girate l’anno scorso durante le immersioni agli sbarramenti del cunicolo di servizio, non ho dettagli perchè questo fa parte di un’indagine coperta dal segreto istruttorio. Non sappiamo nemmeno sei i ritrovamenti sono a tratti riferiti alla rete di distribuzione di nostra competenza. D’altro canto per fare immersioni del genere – dove l’acqua scorre a 600 litri al secondo – ci vogliono sommozzatori altamente specializzati e certamente non le possono fare i nostri manutentori».
I NUOVI CONTROLLI. Dal 2017, fa notare Cognitti, «è iniziato un corposo processo di potenziamento delle strumentazioni di monitoraggio, con il supporto dell’Istituto superiore di sanità. Abbiamo strumentazioni al top in tutto il mondo».
Uno degli strumenti a cui la presidente si riferisce sono le sonde Systea (che sostituiscono o integrano quelle già esistenti) che analizzano i parametri principali dell’acqua con particolare attenzione alle sostanze usate nel Laboratorio di fisica nucleare e nell’A24. Rilevano sostanze anche nell’aria. E alla presenza della minima anomalia il sistema mette “a scarico” l’acqua, cioè non la fa finire nella rete.
Poi c’è il gascromatografo di massa che ogni 28 minuti fa analisi su tutte le sostanze volatili che si possono trovare nel Laboratorio e nell’A24. Un’attrezzatura gemella peraltro si trova anche all’interno dell’Infn. Quella del Ruzzo – «gli acquedotti che usano il gascromatografo con spettrometro di massa si contano sulle dita di una mano», sottolinea Cognitti – è entrata in funzione da poco e possono accedere ai dati Asl, Iss, Arta, Provincia, Regione e Zooprofilattico. Sia le sonde che il gascromatografo hanno gruppi elettrogeni per cui possono funzionare per giorni in caso di blackout.
A marzo sarà avviato anche il biomonitoraggio – sempre in collaborazione con lo Zooprofilattico – basato sull’osservazione del comportamento di alcuni crostacei che si chiamano Daphnia Toximeter e vivono solo in acqua purissima.
C’è infine il sistema delle “vasche turnate”, composto da sei enormi vasche. L’acqua del Gran Sasso si ferma nella prima, viene analizzata e solo se le analisi sono perfette procede nelle altre e viene immessa nelle rete idrica. Questo sistema sarà operativo fra qualche mese.
LA SPESA. Le spese sostenute fino a fine 2018 per assicurare un’adeguata sicurezza dell’acqua ammontano a 2 milioni 948mila euro. In questa spesa ci sono anche gli 80mila euro di funzionamento extra del potabilizzatore di Montorio che funziona perchè sono messi a scarico i 110 litri al secondo provenienti da una delle captazioni del Gran Sasso, vicina al Laboratorio.
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