Cologna, il Comune ordina la chiusura degli agricampeggi

Il provvedimento del segretario Benassai supera quello del dirigente dell’urbanistica Patacchini che aveva dato tempo ai gestori per mettersi in regola. In arrivo una raffica di ricorsi al Tar
ROSETO. Gli agricampeggi di Cologna Spiaggia non in regola devono chiudere i battenti. È quanto stabilito da un’ordinanza emanata in questi giorni dal segretario comunale Vincenzo Benassai, il quale ricopre anche il ruolo di dirigente del settore commercio. Il provvedimento giunge dopo un giro di vite stabilito dal sindaco Enio Pavone, il quale nell’aprile scorso ha incaricato gli agenti municipali, con il supporto dei funzionari dell’ufficio tecnico comunale, di verificare se tali strutture, almeno quattro sorte negli ultimi tre anni, avessero i requisiti previsti dall’apposita normativa regionale per rientrare nella categoria delle strutture ricettive inserite nell’elenco degli agricamping. Il mese successivo il consigliere comunale Ezio Vannucci presenta un’interrogazione, poi trasformata in mozione, con la quale chiede di sapere «quali controlli», si legge nel documento, «siano stati eseguiti relativamente ai campeggi temporanei, alle aree attrezzate all’aperto e alle strutture cosiddette agrituristiche destinate a campeggiatori e caravan».
La risposta è giunta attraverso due ordinanze, la prima delle quali porta la firma del dirigente del settore urbanistico, Lorenzo Patacchini, il quale aveva concesso del tempo ai gestori di tali strutture affinché si mettessero in regola con le norme vigenti. Nello stesso periodo è partita anche l’ordinanza del segretario Benassai, nella quale, oltre a comunicare l’avvio della procedura, si decreta la contestuale chiusura dell’attività. Un fulmine a ciel sereno per i gestori di tali strutture, soprattutto perché si tratta di un provvedimento che giunge proprio a stagione in corso. «Si tratta di una situazione che andava avanti da tempo e a cui bisognava mettere un freno», è il commento di Vannucci, «a livello urbanistico tali strutture rappresentano un vero e proprio scempio per il territorio, ma soprattutto si tratta di un’offesa per chi invece è in regola. Senza considerare che alcune di tali strutture sono diventate oggetto di compravendita pur non essendo in regola, almeno da come risulta dai controlli effettuati».
A questo punto non è difficile immaginare che a breve partirà una serie di ricorsi al Tar, da cui potrebbe scaturire la sospensiva dell’ordinanza comunale, il che consentirebbe di portare avanti la stagione. L’amministrazione comunale, dal canto suo, pare abbia intenzione di adottare provvedimenti urbanistici per sanare la situazione e attribuire a tali aree (raggruppate in un comparto di circa tre chilometri) una destinazione in linea con lo sviluppo turistico della zona.
Federico Centola
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