Colon retto, indagine su 25mila cittadini

Accordo tra Asl e Poste per lo screening anti-tumore: il kit arriva a casa e aumenta l’adesione
TERAMO. Lo screening per la prevenzione del tumore al colon retto è sempre stato quello con le percentuali minori di adesione. Percentuali scese ancora di più durante nel 2020, in piena pandemia, quando la copertura si è fermata al 16,03 per cento (per poi risalire nei primi sei mesi del 2021 al 24,1%). E questo nonostante la patologia del colon retto rappresenti la seconda causa di morte per tumore. Proprio per questo la nuova fase del monitoraggio, avviata dalla Asl di Teramo e partita da un mese, rappresenta una sperimentazione particolarmente importante e che sta già dando ottimi risultati. A oggi, infatti, la partecipazione dei cittadini è più che triplicata e questo grazie a una collaborazione tra Asl e Poste che ha di fatto portato la prevenzione nelle case dei teramani.
Il programma, sperimentale e della durata di sei mesi, coinvolgerà per ora 25mila cittadini di età fra i 50 e i 69 anni e ha visto la Asl inviare già 6.267 kit per il prelievo di un campione di feci da sottoporre all'esame per la ricerca del sangue occulto. «Dall'ultima settimana di ottobre sono già rientrate nei nostri laboratori 600 provette in media a settimana», ha detto il manager Asl Maurizio Di Giosia, «ad esempio nella prima settimana di novembre i campioni rientrati al nostro laboratorio analisi sono stati 601. La media, nella fase precedente, era di 150-180 campioni». La novità sta nel fatto che, mentre in precedenza i cittadini si vedevano recapitare una lettera di invito a recarsi in farmacia a prelevare la provetta per il campionamento, adesso la Asl con la collaborazione delle Poste invia – insieme a una lettera di invito a elevato impatto comunicativo, contenente un QrCode attraverso il quale si può visualizzare sul telefono un video personalizzato di presentazione dello screening – un opuscolo informativo, le istruzioni per la partecipazione o l'invio del campione, le provette con etichette Rfid (che abbinano la provetta ai dati dell'utente) e buste di ritorno sempre con etichette Rfid. In questo modo il cittadino, dopo aver fatto il prelievo a casa, dovrà solo portare il kit nella farmacia più vicina. Inoltre la Asl ha attivato un servizio di recall, con l’Help desk impegnato a verificare che ognuno abbia ricevuto a casa il kit, e ha installato nel laboratorio analisi un apposito varco di accettazione Rfid, cioè uno strumento informatico brevettato che verifica l’ingresso della specifica provetta in laboratorio e la associa allo specifico kit inviato alla persona.
«Lo screening per la prevenzione del tumore al colon retto, avviato in maniera organica da circa dieci anni, è sempre stato quello che ha visto le percentuali minori di adesione», ha commentato Di Giosia, «in media abbiamo avuto dal 20 al 30% di partecipazioni, percentuali scese ancor di più in periodo di pandemia. La direzione strategica della Asl ha voluto dunque avviare un’azione forte per semplificare la consegna del kit di prelievo al paziente, aumentando così la partecipazione». Soddisfazione è stata espressa anche da Fabio Adami, di Poste Italiane. «Continuiamo a supportare il processo di digitalizzazione del Paese», ha sottolineato, «rendendoci disponibili i alla pubblica amministrazione confermando così la vicinanza alle esigenze dei cittadini».
Per quanto riguarda gli altri due screening, quello del cervico-carcinoma nel 2020 è sceso dal 45,02% al 31,5% e quello del tumore alla mammella dal 60,2 all'11,57%. Dati migliorati nel 2021, quando nel primo semestre sono risaliti rispettivamente al 40,9% e al 22%.
Alessia Marconi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

