Colonnella, il Comune risarcisce una dipendente con 82mila euro

22 Maggio 2015

COLONNELLA. Nel 2010 aveva vinto in appello la causa contro il Comune di Colonnella ottenendo un risarcimento di 82mila euro che l’amministrazione Pollastrelli, che quella vertenza l’aveva ereditata,...

COLONNELLA. Nel 2010 aveva vinto in appello la causa contro il Comune di Colonnella ottenendo un risarcimento di 82mila euro che l’amministrazione Pollastrelli, che quella vertenza l’aveva ereditata, liquidò per evitare ulteriori aggravi di costi senza per questo rinunciare al ricorso in Cassazione. Ora, a distanza di quasi cinque anni, arriva anche il pronunciamento della Cassazione che mette fine alla causa iniziata nell’aprile del 1999 quando al Comune di Colonnella era sindaco Augusto Di Stanislao. La dipendente A.D.M., che al Comune lavora da 35 anni, ha avuto ragione. Gli ermellini hanno confermato il risarcimento condannando il Comune e l’allora segretario comunale a pagare le spese per cinquemila euro ciascuno.

«Meno male che avevamo liquidato il quantum», dice il sindaco Leandro Pollastrelli, «altrimenti l’ente si sarebbe esposto ad esborsi maggiori. Ora attendiamo le motivazioni della sentenza che rispetteremo per stabilire, contabilmente, se l’ente debba esercitare o meno azione di rivalsa verso i protagonisti di allora».

La storia di A.D.M. era iniziata il 1° aprile 1999 in occasione della preparazione delle consultazioni elettorali. La responsabile dell’ufficio anagrafe del Comune di Colonnella si era rifiutata di adempiere alle direttive dell’amministrazione comunale in quanto ritenute non corrette. Dello stesso parere fu la prefettura di Teramo che nominò d’urgenza un commissario ad acta per la revisione delle liste elettorali. Da qui è cominciata l’odissea della dipendente costretta a vivere una serie di atteggiamenti e azioni discriminatorie che la porteranno ad instaurare due giudizi: una causa di lavoro e una per mobbing. Quest’ultima è stata archiviata, mentre la causa di lavoro è finita con il giudizio della Cassazione che ha riconosciuto o un danno non patrimoniale conseguente a lesioni dell’integrità psicofisica e un danno morale soggettivo; inoltre un danno da dequalificazione professionale, per illegittimo uso dello “ius variandi”.

Alex De Palo

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