«Commercio in crisi non solo per il sisma La città perde pezzi»

Aceto, titolare di Mazzitti: è mancata una politica di rilancio dopo la chiusura negli anni di uffici pubblici e industrie
TERAMO. «Sarebbe miope attribuire la desertificazione del centro e la crisi del commercio solo ai lavori lungo il corso o al terremoto, il problema ha radici lontane». Parola di Manuel Aceto, il giovane titolare del negozio di calzature Mazzitti, ma anche ideatore del Black friday, che a chiusura della manifestazione (fortunata, secondo gli organizzatori), ha tracciato una lucida analisi sui problemi che a suo avviso hanno compromesso negli anni lo stato di salute del commercio teramano: l'assenza di politiche di marketing territoriale, culturali e di interventi mirati a contrastare l'abbandono dei tanti uffici pubblici che hanno lasciato il capoluogo.
«Sicuramente i lavori del corso e il sisma ci hanno dato il colpo finale, ma è anche vero che non c'è moneta in circolazione. Negli anni questa città ha perso uffici importanti, come la Telecom, la Banca d'Italia, la caserma degli alpini, ma anche industrie importanti come la Malavolta corporate. Perdere questi presidi significa perdere la connotazione di città di servizi e di impiegati con capacità di spesa». Aceto, portando ad esempio il successo delle promozioni lanciate in occasione del Black friday ha spiegato: «Tranne il venerdì piovoso, sabato e domenica ci sono state attività che hanno registrato incassi fino a 15 o 20 volte superiori alle vendite di un normale week end. Merito della pubblicità che abbiamo dato all'iniziativa, ma non può essere un evento spot a risollevare il commercio. Non mi piace fare polemiche con l'amministrazione perché a mio avviso le colpe della politica tutta stanno nell'assenza di azioni lungimiranti. Manca la capacità di fare rete con i territori vicini, e non si coglie il fatto che non può essere un concerto di Vittorio il fenomeno, o la bancarella di turno a risollevare l'economia di una città. Altri territori più piccoli del capoluogo e vicinissimi a Teramo hanno adottato strategie vincenti di marketing territoriale: penso a Castelbasso, ad Atri, a Civitella del Tronto o a Santo Stefano di Sessanio. Teramo ha perso una vocazione e deve ritrovarla e valorizzarla per iniziare a pensare di rianimare il commercio».
Il giovane esercente teramano si spinge poi a riflettere anche sul problema del terremoto: «E' giusto fare i controlli e le verifiche sismiche in questo momento, però ci siamo ridotti ad affrontare una mole di lavoro enorme solo dopo l'ennesimo terremoto. Se la macchina delle verifiche, e poi degli adeguamenti sismici, si fosse messa in moto già dopo il terremoto dell'Aquila, quando i teramani hanno preso coscienza di vivere in una zona sismica, forse ci saremmo evitati un esodo di massa. Certo la scossa del 30 ottobre ha messo in luce nuove emergenze, ma tanti edifici pubblici e privati potevano essere monitorati prima ed evitare di svuotare completamento il centro storico prim'ancora della città».
Marianna De Troia
©RIPRODUZIONE RISERVATA

