Commercio, l’assessore: «Serve l’aiuto dello Stato»

22 Aprile 2020

Le associazioni hanno lanciato l’allarme per il centro già colpito dal terremoto Filipponi: «Il Comune farà la sua parte, ma ci vogliono forti sostegni economici» 

TERAMO. «Il Comune farà la sua parte ma serve un intervento di sostegno forte dello Stato per il commercio»: Antonio Filipponi, assessore al ramo al Comune di Teramo, conosce bene la sofferenza di un settore che, soprattutto nel centro storico, paga ancora le conseguenze del terremoto e che ora si trova a fronteggiare il contagio economico della pandemia.
Il giorno dopo il grido dall’allarme lanciato da Confcommercio e Confesercenti che prevedono chiusure e drastiche riduzioni di personale, l’amministratore dice: «È chiaro che un Comune non ha una capacità economica tale per mettere in campo interventi straordinari di natura economica, ma faremo la nostra parte senza tirarci indietro. Come amministrazione stiamo lavorando per sostenere le attività chiuse e per agevolare il sostegno economico. La scadenza di tasse e tariffe comunali è stata prorogata ma occorre il sostegno del Governo che deve dare la copertura finanziaria a cominciare dalla risorse a fondo perduto in modo che si possano applicare riduzioni ed esenzioni per le attività produttive». Ed appare evidente che la ripartenza prevista a maggio, con l’applicazione delle necessarie misure da sicurezza ancora da stabilire, si annuncia all’insegna delle incognite. «Le previsioni sono pessime», dice Manuel Aceto, vice presidente del consorzio “Shopping in Teramo centro” che riunisce numerose attività commerciali del centro storico, «e il centro storico è in una situazione veramente difficile. Si parte con quasi tre mesi di inattività che per un’impresa sono davvero tanti. Bisognerà vedere come si riprenderà, quali saranno le misure da adottare per la necessaria tutela della salute di tutti, ma sicuramente dovremo fare i conti con una situazione particolare che per le attività di un centro storico che ha già dovuto fronteggiare le conseguenze del terremoto sarà davvero fonte di grosse difficoltà. Da considerare, inoltre, il fatto che quando si parla di beni non di prima necessità bisognerà capire anche l’atteggiamento psicologico degli acquirenti. Naturalmente si va avanti, nessuno si arrende ma sicuramente sarà ancora più difficile».(d.p.)
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