Commissario, la Regione è soddisfatta

5 Maggio 2019

Per il vicepresidente Imprudente la decisione del Mit evidenzia «un segnale di vicinanza da parte del Governo»

TERAMO. Il giorno dopo l’annuncio, da parte del ministero delle Infrastrutture, della volontà di nominare un commissario per la messa in sicurezza del sistema Gran Sasso, le reazioni del mondo politico-istituzionale e delle associazioni ambientaliste non si sono fatte attendere. A salutare con soddisfazione la decisione del Mit è il vicepresidente della giunta regionale Emanuele Imprudente, che parla di «un segnale di una positiva interlocuzione con il Governo nazionale e di una evoluzione delle questioni poste della Regione, per la soluzione di un problema sul tappeto da anni e finora irrisolto». A chiedere la nomina di un commissario, d’altro canto, era stata qualche giorno fa la stessa Regione. «La comunicazione», ha continuato Imprudente, «fatta da Mit insieme a palazzo Chigi nell'ambito del decreto sblocca cantieri è un primo passo ma è il segnale, chiaro, di una vicinanza del Governo e anche del riconoscimento di un lavoro che la Giunta regionale ha intrapreso con la delibera da me proposta in cui si richiedeva la soluzione della problematica. La Regione sarà e continuerà ad essere parte attiva aprendo una relazione costante con tutti gli enti coinvolti, con i sindaci e con il territorio, soprattutto con i cittadini».
Sulla questione è intervenuta con una nota anche la deputata del Pd Stefania Pezzopane, per la quale la nomina di un commissario senza il contestuale stanziamento delle risorse non sarebbe altro che un inutile escamotage. «Per la messa in sicurezza del Gran Sasso servono innanzitutto le risorse e la velocità di esecuzione. E un commissario senza risorse è un pannicello caldo, impossibilitato ad operare», ha commentato Pezzopane, «Io stessa avevo suggerito di intervenire con appositi emendamenti nel decreto sblocca cantieri. Ora pare che il governo intenda presentarli: bene, vuol dire che ha seguito il nostro consiglio. Ma ribadisco: servono innanzitutto i soldi, almeno 180 milioni di euro , seppur in più annualità, ed una task force immediatamente operativa per procedere alla progettazione e realizzazione delle opere necessarie alla messa in sicurezza delle falde acquifere». Sul tavolo anche la chiusura del traforo a partire dal 19 maggio annunciata da Strada dei Parchi. «Il primo atto da compiere, da parte del ministro per le infrastrutture e Strada dei Parchi per le loro rispettive competenze, è quello di revocare la decisione di chiusura del traforo», continua la parlamentare del Pd, «Quindi serve un finanziamento urgente, con apposito provvedimento legislativo, degli interventi necessari per superare le criticità del sistema Gran Sasso». La stessa Pezzopane, in merito alla nomina di un commissario evidenzia come sia comunque «necessario il mantenimento, in capo al presidente della Regione, di un ruolo di impulso e coordinamento».
Tra gli interventi anche quello dell’Ossevatorio Indipendente sull'acqua del Gran Sasso, che nell’esprimere soddisfazione «perché finalmente la politica regionale e quella locale hanno mostrato di voler occuparsi dell'acquifero del Gran Sasso», ribadisce come qualsiasi ipotesi di commissariamento dovrà tenere fermi tutta una serie di aspetti. «L’accelerazione delle procedure non può essere a scapito del rispetto della normativa posta a difesa dell'ambiente e della salute», scrive in una nota, «a maggior ragione perché l'acquifero del Gran Sasso fornisce acqua a oltre la metà degli abruzzesi e si trova all'interno di un'area naturale protetta di valenza europea. La messa in sicurezza questa volta deve essere completa e definitiva. Non si tratta di superare una situazione di emergenza legata alla paventata chiusura delle gallerie autostradali, ma di rendere finalmente impermeabili gallerie e laboratori rispetto all'acquifero».
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