Comune, la maxi bolletta va alla Corte dei conti

14 Febbraio 2016

Pd e “Teramo cambia” chiedono ai magistrati di verificare le spese fuori controllo De profundis sull’amministrazione di Brucchi: «Sindaco politicamente morto»

TERAMO. La maxi bolletta per l'elettricità pagata dal Comune andrà alla Corte dei conti. Saranno Pd e "Teramo cambia" a chiedere la verifica da parte della magistratura contabile sui costi sempre più alti sostenuti dall'ente negli ultimi anni per pagare la corrente elettrica consumata da lampioni, uffici, impianti sportivi e altre strutture che fanno capo all'amministrazione cittadina. L'ennesima denuncia sull'inarrestabile crescita dei consumi energetici e dei relativi esborsi è partita, durante l'ultimo consiglio comunale di giovedì, dai banchi della maggioranza. E' stato il consigliere di "Futuro in" Vincenzo Falasca ad evidenziare che la spesa per abitante dell'elettricità a carico del Comune a Teramo è doppia rispetto alla media nazionale.

«Si sono accorti anche loro di questo problema enorme», osserva il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto, «su cui noi chiediamo spiegazioni da anni senza aver ottenuto alcuna risposta». Il rappresentante dell'opposizione evidenzia che, dopo la gara per il nuovo fornitore di energia conclusa nel 2014, l'amministrazione non ha ancora sottoscritto il nuovo contratto. «Abbiamo anche pagato un energy manager per ridurre i consumi e risparmiare», aggiunge il consigliere, «ma senza alcun beneficio». Non resta, dunque, che rivolgersi alla Corte dei conti per far emergere eventuali irregolarità di cui risponderebbero gli amministratori di tasca loro. Pd e "Teramo cambia" fanno notare, inoltre, che Falasca appartiene allo stesso gruppo dell'assessore Rudy Di Stefano che ha la delega alla pubblica illuminazione. Da qui, dunque, traggono le valutazioni politiche. «E' una frattura nella frattura già aperta da tempo in maggioranza», evidenzia D'Alberto, «l'esperienza di quest'amministrazione è finita, bisogna prenderne atto». Il capogruppo del Pd chiede che «dallo scatto di responsabilità mostrato da alcuni consiglieri di centrodestra derivino le logiche conseguenze».

D'Alberto solletica anche il ritorno in consiglio comunale, che ormai secondo lui si riunisce solo per il "question time" imposto dalla legge nel tentativo di evitare il collasso della maggioranza, del cronoprogramma dei lavori in corso San Giorgio. «Quello annunciato dall'amministrazione è saltato», afferma, «bisogna smetterla di prendere in giro cittadini e commercianti». Il capogruppo del Pd definisce «inutile» l'assessore al commercio Marco Tancredi perché non avrebbe tutelato la categoria e fa risaltare la mancanza di un regolamento per gli sconti sulla Tari nelle zone sottoposte a lavori che interferiscono con negozi, uffici e abitazioni. Ulteriore segno dello stato confusionale dell'amministrazione per il Pd è la gestione della viabilità in via Capuani. «Abbiamo sempre sostenuto l'idea della pedonalizzazione», chiarisce Flavio Bartolini, «il Comune deve fare una scelta».

A intonare il de profundis per il sindaco è Manola Di Pasquale. «Brucchi è politicamente morto», decreta, «con il rimpasto avrebbe potuto fare qualche mossa per rivitalizzarsi, ma ormai è defunto». Le interrogazioni nell'ultimo consiglio, arrivate in gran parte dalla maggioranza, dimostrano secondo lei che gli alleati «vogliono attribuire tutte le colpe al cadavere nascondendosi alle sue spalle». La consigliera rivolge un appello ai capicorrente: «Decidano di seppellirlo».

Gennaro Della Monica

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