«Con la Rdb siamo i primi in Italia»

21 Luglio 2015

D’Eugenio racconta come l’Italprefabbricati di Atri ha acquisito il gruppo piacentino: ora è leader dei manufatti in cemento

ATRI. «O ti adegui a come gira il mondo o ti fermi». Così Alfonso D’Eugenio, titolare della Italprefabbricati, commenta l’operazione che l’ha portato ad acquisire il gruppo piacentino Rdb. E così l’azienda di manufatti in cemento di Casoli di Atri è diventato il primo gruppo nel settore in Italia.

D’Eugenio ha acquistato le quattro aziende del gruppo, dichiarato fallito a febbraio, all’asta indetta dal tribunale di Piacenza. L’offerta della Italprefabbricati è stata di 3 milioni 870mila euro circa, appena duemila euro in meno di quella della Strategic Project Investimenti Holding spa, creata poco prima dell’asta da un gruppo di arabi. Il tribunale, dopo una prima aggiudicazione – il 10 luglio – a questi ultimi, ha verificato la mancanza di alcuni requisiti e ha revocato la vendita. Da qui l’aggiudicazione, il 16 luglio , a D’Eugenio.

«Noi, dalla sentenza di fallimento, abbiamo seguito l’evolversi della vicenda Rdb», ricostruisce D’Eugenio, «in quanto eravamo interessati al gruppo. Alla fine si sono intromessi gli arabi, che purtroppo per duemila euro se lo sono aggiudicati. Ma al momento delle verifiche hanno scoperto che c'era un errore nella loro offerta: non avevano specificato parti importanti per quanto riguarda investimenti, stabilimenti, lavoratori». L’amministratore unico della Italprefabbricati, a poche ore dall’aggiudicazione, è andato nello stabilimento di Bellona, in provincia di Caserta, uno dei quattro della Rdb, insieme a quello di Tortoreto, Verona e Piacenza.

«Riteniamo che lo stabilimento di Caserta sia strategico», spiega D’Eugenio, «Noi avevamo enormi problemi di trasporti per i lavori nel Sud Italia, che così risolviamo. E poi, per avere commesse, ci devi stare nella zona: la Campania sarà punto di riferimento per ottenere nuovi lavori». Accanto, nella gestione delle aziende, l’amministratore unico ha il figlio Marino, che è a capo del settore commerciale e la figlia Gianna, responsabile della parte amministrativa. E non a caso Marino, sabato scorso, era con il padre a Caserta per pianificare le strategie commerciali.

«Lo stabilimento di Tortoreto lo chiuderemo e trasferiremo i dipendenti (ne sono rimasti una trentina, ndr) a Casoli», spiega D’Eugenio, «le attrezzature di Tortoreto le sposteremo a Bellona e Piacenza. La parte amministrativa la portiamo a Casoli, ovviamente rinforzando questo settore, per cui prevedo nuove assunzioni. A Piacenza e Verona manterremo i due centri di produzione. Per noi l’area del Nord è importante: stiamo realizzando un centro commerciale a Pisa, solo per citarne uno. Con il nuovo assetto oggi copriamo il Nord Est con lo stabilimento di Verona e la parte centrale del Nord con Piacenza. Per il Centro c’è l’Italprefabbricati di Casoli e per il Sud Caserta». Insomma, D’Eugenio ha creato un piccolo impero che amministrerà insieme ai due figli. «Sono soddisfatto perchè abbiamo acquisito un marchio, la Rdb», spiega l’imprenditore, «che ha 106 anni di storia. Abbiamo in pratica acquisito un marchio che è paragonabile, nella moda, a Valentino», commenta.

Il bello è che il settore in cui opera il gruppo è uno dei più falcidiati dalla crisi. «Il settore è in crisi? Ma è come per il giornalismo, non va bene aspettare le notizie, bisogna andarsele a cercare. Così facciamo noi:abbiamo una rete commerciale che arriva a Livorno, Perugia, Bologna, con venti agenzie in tutta Italia. E ora la rafforziamo con i nuovi acquisti».

D’Eugenio, peraltro, ha anche un approccio differenziato al mercato: «Noi compriamo anche terreni edificabili, costruiamo centri commerciali per poi venderli o affittarli. Ad esempio stiamo realizzando in proprio un centro a Guidonia».

L’amministratore unico della Italprefabbricati prevede di ripartire con l’attività a settembre «anche perchè abbiamo “ereditato” un buon pacchetto di ordini: fra Piacenza e Bellona parliamo di svariati milioni. E altre commesse vengono chiuse in queste ore». E, una volta a regime, si arriverà «a 3-400 dipendenti».

Il gruppo, dunque, assume una dimensione sempre più ampia. Ma senza dimenticare le proprie radici: «L’azienda ha sede in provincia di Teramo, qui resterà: pago le tasse qui, faccio tutti gli acquisti qui e le assunzioni qui», rassicura l’imprenditore. ©RIPRODUZIONE RISERVATA