Concorso da primario Asl Il pm chiede l’archiviazione ma un candidato si oppone

L’inchiesta è sulle procedure per la scelta del responsabile di chirurgia vascolare Per Rosati nessun reato, il ricorrente chiede altre indagini e una consulenza
TERAMO. L’inchiesta è quella sul concorso indetto dalla Asl teramana (successivamente annullato e ora riaperto) per scegliere il primario di chirurgia vascolare all’ospedale Mazzini. Il pm Davide Rosati ha chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto per le ipotesi di reato di falso, omessa denuncia di reato e abuso d’ufficio. Richiesta a cui si oppone uno dei candidati: ora sarà il gip a decidere nell’udienza fissata per giugno. Secondo il pm, così si legge nella richiesta di archiviazione, «dalle attività investigative delegate non emergeva la componente del dolo. La stessa azienda ospedaliera nominava una commissione interna incaricata di ricontrollare le casistiche e di conseguenza di procedere al rimontaggio degli interventi. L’attività di indagine ha evidenziato come proprio la metodica usata nella rendicontazione dei dati abbia generale l’errore originale».
L’inchiesta era nata dopo l’esposto presentato da Walter Di Nardo, primario facente funzione del reparto. Il primo classificato nella terna di nomi tra cui il direttore generale, per legge, deve scegliere il primario, al termine della selezione era risultato l’ex segretario regionale dell’Anaao Filippo Gianfelice, seguito dai due chirurghi che negli anni si sono alternati come primario facente funzione, Di Nardo e Antonio Villani. Al centro degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria il numero degli interventi dichiarati. E proprio su questo che lo stesso Di Nardo, rappresentato dall’avvocato Gennaro Lettieri, ha presentato opposizione alla richiesta di archiviazione con cui chiede nuovi accertamenti, l’acquisizione di testimonianze di persone informate sui fatti e una consulenza tecnica sui registri operatori. Secondo il legale, così scrive nell’atto di opposizione all’archiviazione, «non è stata svolta alcuna attività investigativa con un’acquisizione documentale sommaria, parziale ed incompleta. Non sono stati acquisiti neppure i registri di piccola chirurgia dai quali si potevano desumere gli ulteriori interventi effettuati dai candidati».
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