Condannato per le botte alla compagna

3 Dicembre 2019

Nereto, la donna in aula lo ha abbracciato più volte dicendo di essere ancora innamorata

NERETO. È con una condanna a due anni e due mesi per i maltrattamenti e le lesioni nei confronti della compagna che si è chiuso, ieri mattina, il processo a carico di un 45enne di Nereto, che da quattro mesi era detenuto in carcere proprio per i fatti che gli venivano contestati. L’uomo, difeso dagli avvocati Florindo Tribotti e Massimo Ambrosii e per il quale il pm di udienza, l’avvocato Sara Di Gesualdo, aveva chiesto la condanna a un anno e quattro mesi, nell’ambito dello stesso processo è stato invece assolto dal giudice Lorenzo Prudenzano, con la formula “perché il fatto non sussiste”, dall’accusa di maltrattamenti nei confronti dei genitori, mentre per l’accusa di lesioni nei confronti del padre è stato disposto il non doversi procedere per remissione di querela. Per il 45enne, inoltre, il giudice nel revocare la misura della custodia cautelare in carcere ha disposto contestualmente il divieto di avvicinamento alla donna, che ieri era in aula e che ha più volte abbracciato l’imputato nelle pause dell’udienza, dicendo di esserne ancora innamorata, e ai luoghi frequentati da quest’ultima. Per il giudice, infatti, un’eventuale frequentazione tra i due potrebbe portare alla reiterazione del reato a fronte di un rapporto che lo stesso 45enne aveva definito come conflittuale.
Nel corso del processo erano stati ascoltati sia i genitori che la compagna, che avevano annunciato fin dalle precedenti udienze di voler rimettere la querela, con la donna che nel corso della sua testimonianza aveva espresso il suo dolore per l’evoluzione della vicenda. «Mi ha massacrato, ma non è cattivo e io gli voglio bene», aveva detto in aula, «sotto l’effetto dell’alcol si trasforma e fa in questo modo, ma è una persona buona». (a.m.)
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