Condominio solidale, l’appello di due anziane a rischio “sfratto”

25 Ottobre 2019

GIULIANOVA. Due donne ultrasessantenni residenti all’interno dell’ormai ex “condominio solidale” di via Sabotino non intendono lasciare l’appartamento che condividono composto da due camere da letto,...

GIULIANOVA. Due donne ultrasessantenni residenti all’interno dell’ormai ex “condominio solidale” di via Sabotino non intendono lasciare l’appartamento che condividono composto da due camere da letto, una cucina e un bagno. Secondo quanto appreso dai servcizi sociali le inquiline, R.V. e P.T., dovrebbero lasciare l’alloggio entro il 31 ottobre, come del resto le altre 9 persone che occupano la palazzina privata destinata da qualche anno a condominio solidale attraverso un contributo erogato dall’amministrazione comunale.
L’ente ha prorogato il contratto di locazione fino al 30 novembre, ma il mese in più secondo voci vicine all’amministrazione confermate dalle condomine, dovrebbe servire per consentire la sistemazione delle varie unità immobiliari che costituiscono lo stabile. Tra l’altro le due donne hanno avanzato domanda da poco meno di due anni per ottenere un alloggio popolare. La commissione per formare la graduatoria doveva riunirsi a marzo 2019, ma ciò non si è verificato. «Durante l’incontro avuto con il sindaco Costantini il 6 settembre», dicono le due donne, «abbiamo appreso che la graduatoria per l’assegnazione delle case popolari sarebbe stata resa nota entro il prossimo mese di dicembre. Allora, se così stanno le cose, perché non attendere e poi vedere il da farsi? Siamo due persone che percepiscono un modesto reddito di cittadinanza di cui non c’è certezza per il futuro ed è per questo che chiediamo un aiuto. Se ci obbligano a lasciare l’appartamento che occupiamo attualmente ci ritroveremmo in mezzo ad una strada. Dicono che vorrebbero staccarci le utenze, ma attenzione perché tra tutti gli inquilini ci sono anche degli invalidi». Le due donne sono evidentemente preoccupate per la situazione venutasi a creare. Hanno bussato a tante porte, ma senza ottenere risposte. Un’assistente sociale avrebbe offerto la disponibilità per un piccolissimo appartamento al Paese da condividere con una sola camera da letto, un cucinino e un bagno al costo di 300 euro al mese, ma la proposta non è stata accettata proprio in considerazione della presenza di una sola camera da letto.(al.al.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.