Confermato il sequestro dello scout speed

28 Settembre 2020

I giudici respingono il ricorso della ditta e ipotizzano il reato di falsità in atti pubblici

NOTARESCO. L’inchiesta penale sulle multe per eccesso di velocità rilevate sulla statale 150 dal Comune di Notaresco attraverso l’apparecchio denominato “scout speed” non è chiusa: il pm Davide Rosati starebbe per nominare un consulente. Intanto la pubblica accusa ha segnato un punto a favore perché il tribunale di Teramo ha confermato il decreto di sequestro probatorio dell’apparecchiatura e dell’automobile di proprietà della Cross Control, la ditta di San Benedetto del Tronto alla quale il Comune notareschino aveva affidato il servizio a supporto della propria polizia municipale. Il tribunale, nel respingere il ricorso della ditta e motivare la decisione, rileva che i verbali di contravvenzione attestavano il compimento, da parte dell’agente accertatore, di una serie di attività (controllo, taratura e verifica della funzionalità dell’apparecchio) in realtà non svolte, visto che per stessa ammissione degli agenti chi di loro era di turno doveva solo condurre l’autovettura privata della ditta con a bordo lo “scout speed”. I giudici rilevano dunque come fondata l’ipotesi delittuosa posta a fondamento del sequestro, ovvero la falsità commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici. Ipotesi che, comunque, dovrà essere provata in un eventuale processo.
«Alla luce di questo provvedimento», dice Michele Petrosino, presidente del comitato dei multati di Notaresco nato l’anno scorso e tuttora attivo, «stiamo appellando i giudici di pace che hanno respinto i nostri ricorsi (altri giudici di pace li hanno invece accolti, ndr) e a questo punto vogliamo trovare una strada per tutelare anche chi ha pagato». Petrosino annuncia un ulteriore esposto ai ministeri competenti e alla Corte dei conti alla luce di dichiarazioni rese recentemente dal sindaco di Notaresco Diego Di Bonaventura. «Il sindaco», dice Petrosino, «ha detto che il Comune utilizza i proventi delle multe per intero, il che fa presupporre che non versi la quota spettante all’ente proprietario della strada, ovvero l’Anas. Questo, se fosse vero, comporterebbe una violazione al codice della strada ed esporrebbe il Comune ad azioni legali dell’Anas, com’è avvenuto nella vicina Castellalto dove il Comune sta rifondendo all’ente stradale la bellezza di 375mila euro».(d.v.)
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