Coniugi avvelenati dalla belladonna messa nella minestra

21 Luglio 2018

Cologna, l’hanno scambiata per una pianta alimentare ma ha effetti fortemente tossici. Salvati in ospedale

ROSETO. Una coppia di Cologna Spiaggia è stata salvata all’ospedale di Giulianova dall'avvelenamento causato da alcune foglie e bacche di belladonna raccolte in montagna e messe a cuocere insieme ad altre verdure. La coppia – 52 anni lui, 49 lei – se l'è vista davvero brutta con spasmi, difficoltà di respirazione, allucinazioni e altri sintomi causati dalle sostanze tossiche presenti nella pianta. Ma oggi dopo oltre dieci giorni può raccontare la sua disavventura cominciata con quella che sembrava essere una comune insalata. I fatti risalgono alla settimana scorsa quando marito e moglie accusano i primi sintomi. Lei aveva portato a tavolale foglie e le bacche di atropa di belladonna, pianta che ha anche effetti allucinogeni dovuti a sostanze come l’atropina e la scopolamina, usata soprattutto nella cosmesi e nella medicina omeopatica, ma velenosa se ingerita in grandi quantità al punto da poter provocare la morte. L'aveva colta in montagna e nulla faceva presagire quello che è poi successo di lì a poco. I due sono rimasti intossicati dall'erba che avevano mangiato per cena e si sono rivolti all'ospedale di Giulianova. Qui i medici hanno fatto la diagnosi e individuato la causa. Quindi hanno contattato il Centro antiveleni di Pavia applicando un protocollo che si usa per questi casi. Dopo due giorni di ricovero la coppia è stata dimessa. Ma che cos'è la pianta atropa belladonna? Cresce sporadica nelle zone montane e submontane fino a 1400 metri. Predilige i suoli calcarei e i margini di boschi freschi e ombrosi, come le faggete. Si legge su Wikipedia: «Le foglie sono semplici, picciolate; come il fusto, sono ricoperte di peli ghiandolari responsabili dell’odore emanato dalla pianta. Nonostante l'aspetto invitante e il sapore gradevole, le bacche sono velenose per l'uomo e l'ingestione può provocare una diminuzione della sensibilità, forme di delirio, sete, vomito, seguite, nei casi più gravi, da convulsioni e morte».