Consiglio deserto per la nuova giunta

Manca il numero legale per la defezione di alcuni esponenti di maggioranza scontenti per l’allargamento a nove
TERAMO. La nuova giunta riassemblata dal sindaco Maurizio Brucchi parte con il piede sbagliato. All'esordio in consiglio comunale, la terza edizione, in due anni e mezzo, della squadra di governo della città inciampa nella mancanza del numero legale che manda tutti a casa senza neppure una delibera approvata. In aula non si presentano il gattiano Vincenzo Falasca (Futuro in) e Domenico Sbraccia, approdato a giugno nel gruppo brucchiano "Insieme per Te" con la nomina ad assessore di Roberto Canzio, e così la risicata maggioranza diventa insufficiente per proseguire i lavori. I nuovi consiglieri Alessandro Di Berardino (Teramo soprattutto) e i due di "Futuro in" Francesca Di Egidio ed Emidio Di Matteo fanno appena in tempo a occupare i posti liberati da Alfonso Di Sabatino, Caterina Provvisiero e Silvio Antonini approdati in giunta.
L'opposizione non fa neppure in tempo a indossare magliette polemiche contro l’allargamento a nove assessori varato dal sindaco e a srotolare i cartelli con slogan come: “Buttate quattrini alla faccia dei cittadini”. All'appello iniziale rispondono in 16, uno in meno del minimo necessario per la validità della seduta, e di conseguenza la convocazione va a vuoto. Oltre ai consiglieri di minoranza sono rimasti fuori dall'aula anche gli ex della maggioranza Angelo Puglia e Guido Campana di "Al centro per Teramo" e Raimondo Micheli di Fdi-An.
Il segnale lanciato da Falasca e Sbraccia, scontenti per la piega che ha preso il riassetto della giunta, centra il bersaglio e fornisce un assist all’opposizione minoranza. «La nuova giunta nasce senza maggioranza», attacca il capogruppo del Pd Gianguido D'Alberto, «e con una sfiducia di fatto nei confronti di Brucchi». Le assenze tra i banchi del centrodestra per il consigliere dem sono uno «schiaffo in faccia al sindaco che rimedia l'ennesima figuraccia da cui dovrebbe trarre le conseguenze». Brucchi, insomma, farebbe meglio a dimettersi, «compiendo un atto di responsabilità che risolva questa situazione di crisi permanente». A rimetterci, secondo l'opposizione, sono i cittadini. «Che fine hanno fatto le verifiche di vulnerabilità nelle scuole», domanda Maria Rita Santone (Pd), «che si dovevano concludere per Pasqua?». L'amministrazione piange miseria per il conti in rosso, fa notare il grillino Fabio Berardini, ma i soldi per pagare i nuovi assessori li trova. «Le risorse per aiutare commercianti e famiglie in difficoltà per l'emergenza mancano», attacca il consigliere, «ma 250mila euro per ingrassare le tasche dei politici sono pronti». Paola Cardelli non risparmia neppure i due asssenti della maggioranza: «Alla vergogna dei nove assessori si aggiunge quella di chi non contesta apertamente ma usa il sotterfugio di disertare l'aula». Per Gianluca Pomante «la continua ridistribuzione delle poltrone ha disintegrato la maggioranza. Brucchi ha riallargato la giunta perché sostiene la che sia necessario rafforzare la governance della città e con questa motivazione giustifica anche la spesa per i nuovi assessori, ma lui continua a fare il sindaco part-time perché prosegue la propria attività professionale». L'operazione, dunque, avrebbe un altro scopo. «Gli servono alleati per le prossime elezioni politiche», conclude Pomante, «dopo l'investitura ricevuta da Forza Italia». Puglia specifica che il mantenimento del numero legale è responsabilltà della maggioranza: «Abbiamo rinunciato ai posti di potere abbandonando un modo di fare politica e di amministrare che ha tradito il modello Teramo e di cui le conseguenze sono evidenti».
Gennaro Della Monica
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