Consulenza medica sulle ferite di Giusy

Il pm affida l’incarico per stabilire la pericolosità dei sei fendenti sferrati dall’ex compagno della barista di Villa Rosa
TERAMO. Il linguaggio tecnico di un procedimento giudiziario le definisce «le potenzialità offensive delle coltellate». Nella realtà di un femminicidio fortunatamente evitato significa capire se quei fendenti sferrati potessero uccidere, mettere nero su bianco il pericolo reale e blindare l’accusa di tentato omicidio premeditato. La consulenza medica affidata dal sostituto procuratore Enrica Medori all’anatomopatologo Pietro Falco scandisce le indagini ancora in corso sul tentato omicidio della 39enne barista di Martinsicuro Giusy Montecchia colpita più volte dall’ex convivente Fabiano Cistola, il 34enne di Torano che resta detenuto nel carcere di Castrogno dopo il recente no ai domiciliari arrivato dal tribunale del Riesame.
La consulenza sulle ferite della donna non è un incidente probatorio, ma un atto d’indagine nell’ambito di un’inchiesta ancora aperta e il cui obiettivo è quello di far stabilire la potenzialità di quei sei fendenti che la mattina del 22 febbraio scorso Cistola ha sferrato con violenza alla sua ex compagna perché mai rassegnato all’idea di una convivenza finita. Cistola, assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Claudio Iaconi, è accusato di tentato omicidio premeditato. Intanto migliorano le condizioni della 39enne barista di Martinsicuro che, dopo un lungo e delicato intervento chirurgico e un successivo ricovero in rianimazione, da qualche settimana ha lasciato il reparto di chirurgia dell’ospedale Mazzini per essere trasferita in un centro di riabilitazione del Pescarese.
Secondo la ricostruzione di investigatori e inquirenti l’uomo, dopo aver squarciato la gomma della macchina della ex fidanzata con un taglierino, sarebbe tornato nella sua abitazione per prendere il coltello da cucina con cui ha sferrato i fendenti alla donna colpendola al ventre e al torace. E, in quell’occasione, ha lasciato su un mobile un biglietto con cui chiedeva scusa ai familiari e annunciava l’intenzione di togliersi la vita.Fabiano e Giusy si erano lasciati venti giorni prima del drammatico episodio avvenuto sul lungomare di Tortoreto e in questo arco di tempo l’uomo aveva più volte cercato di tornare con la donna. Ma laveva deciso di chiudere definitamente la relazione durata sette anni e così aveva posto fine alla convivenza. Era andata a vivere dagli zii, a Tortoreto, proprio davanti alla rotonda Monti sul lungomare Sirena. E proprio qui lui l’ha aspettata e, dopo l’ennesimo litigio, l’ha accoltellata colpendola al ventre e al torace con un coltello da cucina con una lama da 22 centimetri.
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