Consultorio alla paralisi Non c’è il ginecologo

TERAMO. L’unico ginecologo del consultorio di Teramo è in malattia da più di una settimana e non viene sostituito. A segnalarlo sono le pazienti, che protestano perchè il servizio istituito con l’orma...
TERAMO. L’unico ginecologo del consultorio di Teramo è in malattia da più di una settimana e non viene sostituito.
A segnalarlo sono le pazienti, che protestano perchè il servizio istituito con l’ormai famosa legge 104 del 1978 è quasi paralizzato.
«Al consultorio ormai non c’è il ginecologo», racconta N.R., «che è in malattia e non si sa quando tornerà. Prima c’erano due ostetriche, adesso ne è rimasta una sola, che è occupata a fare Pap test e prelievi per lo screening al collo dell’utero. Non c’è più nessuno che risponde al telefono. Insomma, del consultorio vero e proprio è rimasto ben poco».
Per i legislatori il consultorio familiare avrebbe dovuto essere un presidio deputato alla prevenzione – non a caso le prestazioni sono gratuite – disposto in maniera capillare sul territorio. Ma negli anni la Asl ha tagliato con l’accetta i vari consultori, che ora sono pochissimi e, a quanto racconta la paziente, funzionano a singhiozzo. «Non c’è più nemmeno la psicologa, una figura molto importante sia per le donne che sono chiamate ad affrontare momenti difficili della proprio vita, come ad esempio un aborto, ma anche per le adolescenti. Fino a quando c’era la psicologa, che poi è stata trasferita in un’altra struttura, c’era un punto di riferimento per chi aveva un disagio, di diverso genere. Ora è rimasta solo l’assistente sociale, che fa i colloqui preliminari, ma che ovviamente ha un diverso ruolo», osserva N.R.
La paziente si chiede quali siano i programmi della Asl per il consultorio familiare di Teramo. «Capisco i problemi di carenza di personale e la necessità di risparmiare, ma questo penso sia un servizio basilare. L’alternativa al consultorio è rivolgersi all’ospedale o ai privati, in entrambi i casi a pagamento. E in questo momento di crisi non tutti possono permetterselo», conclude la donna. (a.f.)
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