Contributi mai versati, in cinque vincono la causa contro le Poste

25 Luglio 2020

Sentenza-pilota del giudice del lavoro Matalucci che dà ragione a un gruppo di portalettere teramane L’azienda non ha depositato le somme che avrebbe dovuto all’Inps: ora dovrà restituire 116mila euro

TERAMO. Ha tutti i requisiti per essere una sentenza-pilota, quella emessa martedì scorso dal giudice del lavoro del tribunale di Teramo Daniela Matalucci, che vede la condanna di Poste Italiane a favore di cinque postine teramane.
La vicenda inizia più o meno nel Duemila quando in tutta Italia molti precari di Poste intentarono cause di lavoro perchè venissero riconosciuti loro contratti a tempo indeterminato. A Teramo furono decine e decine coloro che vinsero i ricorsi, in primo o in secondo grado. E molti firmarono dei verbali di conciliazione sindacale in cui – in cambio dell’assunzione immediata da parte di Poste che rinunciava a continuare negli appelli – avrebbero dovuto restituire le somme percepite per i periodi, fra un contratto e l’altro, in cui non avevano nei fatti lavorato ma che, per effetto delle sentenze, Poste aveva dovuto pagare.
Questo tanti anni fa. Ma molti lavoratori, con il passare del tempo, si sono insospettiti perchè la loro situazione previdenziale era piuttosto nebulosa. In sostanza i lavoratori hanno restituito, anche a rate, notevoli somme presupponendo che Poste avesse comunque versato per loro i contributi previdenziali per tutti i periodi all’Ipost poi confluito nell’Inps.
Per vederci chiaro cinque postine teramane si sono rivolte agli avvocati Paola Filipponi e Rodolfo Giampietro, visto che le richieste fatte al 2014 per capire se i contributi fossero stati realmente versati, sia a Poste che all’Inps cadevano nel vuoto. Nessuna risposta anche alle richieste formali tramite i legali, che a quel punto si sono rivolti all’autorità giudiziaria. E, alla fine della lunga battaglia, le lavoratrici sono state premiate: il giudice ha accolto la domanda con la quale le ricorrenti chiedono la restituzione delle somme versate. Le postine dunque non riavranno i contributi non versati ma avranno il corrispettivo in denaro. E alla fine Patrizia Chicarella, Marina Delle Monache, Flavia Mucciconi, Maria Puccitti e Anna Santucci riceveranno in totale più di 116mila euro da Poste Italiane, che è stata condannata anche a rifondere alle parti ricorrenti le spese di giudizio.
La notizia della sentenza ha avuto molta eco fra i lavoratori delle Poste a Teramo, molti dei quali si sono già attivati per proporre altri ricorsi simili. Ma è possibile che abbia eco anche in Italia, visto che nel Duemila ci furono sentenze di annullamento dei contratti a termine in tutto il Paese.
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