Corso, si finirà a dicembre

Slitta la conclusione dei lavori, ma le ditte appaltatrici chiedono due milioni di danni
TERAMO. Ci vorranno altri sei mesi per vedere corso San Giorgio riqualificato e libero da attrezzature da cantiere. Andranno ancora per le lunghe, insomma, i lavori di ripavimentazione avviati un anno e mezzo fa con un appalto da 3.7 milioni di euro affidato dal Comune all’associazione temporanea d’imprese formata dal Consorzio stabile di Tottea e da Macinati. Se ne riparlerà, se tutto andrà bene, a dicembre.
È quanto accertato ieri mattina dalla commissione consiliare di vigilanza convocata dal presidente Antonio Filipponi, proprio per fare chiarezza sul cantiere di corso San Giorgio finito nell’occhio del ciclone per ritardi e presunti errori in fase di programmazione dell’intervento. Uno degli aspetti da definire era proprio quello della scadenza per la riconsegna dell’opera ultimata, considerato che il termine contrattuale del 23 agosto non sarà rispettato per l’evidente stato dei lavori. Dopo la denuncia resa pubblica nei giorni scorsi dal capogruppo di “Insieme possiamo” Gianguido D’Alberto sulla mancanza di un nuovo cronoprogramma che indicasse con certezza la data di conclusione dei lavori, in extremis le ditte appaltatrici hanno consegnato all’amministrazione il documento richiesto. È stato così accertato che la sistemazione definitiva del corso slitterà di quasi quattro mesi rispetto alla scadenza riportata nel contratto.
Un ritardo «inaccettabile e vergognoso», secondo D’Alberto, che ieri alla presenza del direttore dei lavori nonché progettista dell’opera Giustino Vallese, del dirigente dell’ufficio tecnico Remo Bernardi e dell’assessore alle opere pubbliche Franco Fracassa ha invitato l’amministrazione ad accertare le responsabilità legate anche agli errori di pianificazione dell’intervento, a lungo ostacolato dall’individuazione di reperti archeologici durante gli scavi per la sistemazione delle condutture sotterranee, e ad applicare sanzioni nei confronti delle ditte appaltatrici.
Queste ultime, però, hanno già messo le mani avanti presentando al Comune una riserva contrattuale per due milioni di euro di danni subìti proprio a causa delle ripetute interruzioni dei lavori e dai cambi di programma imposti dalla necessità di mettere in sicurezza i manufatti di epoca romana emersi dal sottosuolo. La cifra richiesta a titolo risarcitorio dall’associazione temporanea d’imprese sarà al centro di trattative con l’amministrazione che, a detta Di D’Alberto, non si potranno concludere con un «pari e patta» destinato a compensare le sanzioni per le inadempienze in fase esecutiva.
Dal capogruppo di “Al centro per Teramo” Angelo Puglia è comunque partito l’appello a concentrarsi sulla conclusione dei lavori entro Natale. «Altrimenti», ha avvertito il consigliere Vincenzo Falasca, «cittadini e commercianti della zona ci crocifiggeranno tutti». Resta comunque da chiarire la questione dei materiali mancanti che potrebbe incidere sull’effettiva riconsegna dell’opera ultimata. Bernardi ha fatto presente di aver richiesto alle ditte di sgombrare il campo dal dubbio, ma è stato invitato a verificare di persona la presenza nei magazzini delle mattonelle e degli altri elementi della nuova pavimentazione. Il dirigente, dunque, andrà lunedì a constatare se il materiale stoccato e sufficiente a coprire le parti di corso San Giorgio ancora grezze e nella seduta già convocata per il 24 riferirà alla commissione. «Di sicuro è stato chiarito», tiene a precisare Fracassa, «che l’amministrazione e il direttore del cantiere hanno seguito alla lettera le norme». I ritardi per la scoperta dei resti archelogici sarebbero da addebitare alle sommarie indicazioni ricevute dalla soprintendenza. «In ogni caso», conclude l’assessore, «chiederemo alle imprese di anticipare la fine dei lavori».
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