Costruisce col permesso, ora deve demolire

Roseto, sentenza dà ragione ai vicini dopo 15 anni: la donna aveva avuto l’ok degli uffici comunali
ROSETO. Un progetto approvato dal Comune per una sopraelevazione che però non va bene ai vicini di casa, ai quali il tribunale dà ragione. È successo a una cittadina rosetana, Monia Petraccia, che sedici anni fa vide il suo progetto approvato dai competenti uffici comunali con i lavori che proseguirono fino alla loro conclusione, nel 2001. Tutto bene fin quando un anno dopo, nel 2002, arriva una denuncia da parte dei vicini di casa: a detta loro la sopraelevazione, per una questione di metri di distanza non sufficienti tra le abitazioni, risulta abusiva. Anni e anni di processo fin quando il giudice dà ragione ai vicini di casa e ora Monia Petraccia sarebbe costretta a demolire il suo appartamento.
«Secondo la legge 1444 del 1968», dice Monia Petraccia, «tra le abitazioni devono esserci almeno 10 metri di distanza. Quando i miei vicini hanno edificato, qualche anno dopo i miei genitori, avrebbero dovuto lasciare cinque metri ma sono a un metro dal mio confine. I miei genitori hanno subìto un danno e hanno lasciato perdere, e ora io dovrei demolire il mio appartamento. Io sono stata condannata a dare i metri che gli altri non mi hanno lasciato. Il mio progetto è stato approvato dal Comune, nessuno mi aveva informato di questi dieci metri. Allora ho iniziato i lavori e li ho portati a termine. Ora dovrei demolire ciò che è stato costruito con il permesso del Comune. Avrebbero potuto dirmi anche che non potevo sopraelevare, e magari mi sarei comprata un’altra casa in un altro posto. Così non è avvenuto e io ora chiedo al Comune di approvare velocemente i piani di recupero, questa amministrazione mi ha confermato che c’è la volontà, ci sono i soldi e i numeri per farlo. Sono stufa, ho una demolizione esecutiva, non posso più aspettare».( l.v.)
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