«Costruisco Ferrari per sopravvivere»

22 Aprile 2015

La testimonianza di chi in cella realizza modellini di automobili utilizzando cartone e barattoli di alluminio

TERAMO. La mia passione? Nasce sin da piccolo. Mio padre mi comprava modellini di auto quando tornava da lavoro il sabato, sempre diversi. Crescendo capivo che il mio destino era orientato verso il mondo delle auto e tutto ciò che girava intorno ad esse.

Come tutti gli adolescenti ho iniziato dapprima smontando e rimontando le bici, poi sono passato alla vespa, modifiche di qua e di là e mi sono avvicinato all'unica carrozzeria del paese. Avevo già nel sangue la passione che bolliva dentro di me quando cominciai ad avvicinarmi non al mestiere ma all'officina. Chiederete perché? Perché prima i mestieri non erano come adesso che si studia, era tutto molto materiale, artigianale, da imparare guardando, provando e sbagliando, per capire tutto. Solo per andare a lavorare in questa officina ho dovuto fare i salti mortali. Vito, il mio grande maestro e proprietario della carrozzeria, fu convinto da mio padre a tenermi lì in officina, affinchè non prendessi brutte strade, ma purtroppo era come se non ci fossi.

All'inizio non capivo se mi stessero prendendo in giro o altro, perché se lavori in una carrozzeria ti aspetti di riparare, verniciare, smontare . Invece io non facevo altro che pulire, mettere in ordine solo alcuni attrezzi….se ne prendevo in mano altri che non mi competevano erano urla del padrone a non finire. Anni e anni a fare sempre le stesse cose, e pensavo «ma chi me lo fa fare?» . Cercavo di trovare consolazione negli altri , chiedevo a mio padre, ma lui mi diceva che dovevo lavorare e basta! Ed io «ma io pulisco soltanto, cosa come faccio ad imparare?» E lui: «Ma proprio non capisci, devi guardare e rubare il mestiere». Non capivo cosa mi stesse dicendo perché non vedevo come si potesse imparare un mestiere senza che nessuno mi spiegasse nulla. Da troppo tempo pulivo soltanto e a malapena carteggiavo qualche cerchio. Però mi resi conto che col passare del tempo, mentre mettevo in ordine e badavo alla pulizia, i miei occhi insieme al mio cervello avevano appreso cose che da li a poco sarebbero diventate la mia fonte di vita. Non ci credo nemmeno io ancora adesso, avevo imparato tutto o almeno l'80% del mestiere senza fare assolutamente niente, solo guardando attentamente. Cominciai a cimentarmi sulle vespe, poi su qualche auto un po' vecchiotta, ma mai nell'officina, di nascosto per non farmi vedere dal mio maestro, anche se lui sapeva tutto. Senza girare tanto intorno alla questione ero diventato bravissimo, e incredibilmente senza nessun tipo di invidia da parte del mio maestro, ma solo stupore da parte sua ma anche tanta soddisfazione, perché era come se si fosse duplicato. I miei ottimi risultati erano dovuti a lui e a mio padre.

Purtroppo la vita fa brutti scherzi ed ora eccomi qua già da qualche anno. Non avevo mai pensato di stare senza il mio mondo, come fare senza le auto, le moto, le corse, tutto ciò che gira intorno alle ruote? Ho ancora tanti anni da scontare, la detenzione e il carcere hanno regole che non mi permettono di coltivare la mia passione, e allora? Ho iniziato a pensare di non poter buttare via tutto il mio passato, tutto il mio lavoro, ai miei sacrifici…Mi sembrava impossibile che tutto dovesse finire. E così pensa oggi, pensa domani, taglia qua, conserva là, compra un giornale, poi un altro, taglia figure, foto, rincolla….ho avuto un'idea nuova, geniale: comincio ad assemblare, giorno dopo giorno, pezzi di cartone, scarti di rotoli di scottex e carta igienica, barattoli di alluminio, penne vuote, e tante di quelle cose che a nessuno verrebbe in mente di conservare e, assembla oggi, assembla domani ecco che dalle mie mani viene fuori una bella Ferrari di F1. Tanti hanno apprezzato il lavoro sminuendolo, però,perchè era solo una bella Ferrari di cartone. In senso di sfida ho scritto al giornale “Autosprint", chiedendo di prendere visione del mio modellino. Dopo tanta attesa, quando avevo ormai perso le speranze, un mattino mi arriva la risposta di "Autosprint": grida di gioia, di sorpresa, e ho versato le lacrime solo nel vedere la busta con il logo di Autosprint. La redazione mi chiedeva di mostrare foto del modellino che, con non pochi problemi ho inviato. Il risultato è stato sorprendente: un articolo su Autosprint e una intera pagina su un quotidiano di Brindisi. Così ho avuto il mio momento di gloria, di riscatto e di grande gioia, anche se è stato solo per un giorno, ma è come se perdurasse nel tempo, è come se avessi vinto un Gran premio di F1.La mia produzione continua: da luglio 2014 ad oggi ho costruito 7 modelli.

Claudio Russo

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