«Così sono rinata dopo 25 anni di soprusi»

La testimonianza di una donna vittima del marito che si è rivolta al Centro antiviolenza “La fenice”
TERAMO. Venticinque anni di violenza domestica e poi la svolta, con la decisione di rivolgersi al centro antiviolenza “La fenice”. È stata una storia di rinascita quella raccontata giovedì pomeriggio alla biblioteca Delfico da una donna che è riuscita a trovare il coraggio di dire basta agli abusi subiti in famiglia, dal proprio uomo, e a cercare aiuto alla Casa del mutilato, sede del servizio antiviolenza gestito dalla Provincia. Tralasciando il racconto degli episodi più cruenti, la donna ha voluto sottolineare invece le motivazioni che l'hanno spinta alla denuncia e alla ricerca di una nuova vita, consegnando ai presenti un messaggio di speranza. La toccante testimonianza è stata al centro dell'iniziativa “Dalla violenza ci si può salvare”, promossa dall'associazione culturale Elle emme, presieduta da Lorena Marcelli, in collaborazione con il centro La fenice. Accanto alla donna della testimonianza sono intervenute Cristina Bellocchio, psicologa del servizio antiviolenza, il prefetto Graziella Patrizi, Laura Pratesi, dirigente dell’anticrimine della Polizia di Stato, e Monica Brandiferri, consigliera supplente di parità e autrice di uno dei racconti dell’antologia “Eva non è sola”.
«Stiamo portando il tema della violenza di genere e l'esperienza del centro La fenice nei luoghi associativi e soprattutto nelle scuole, perché attraverso gli studenti si entra in maniera capillare nelle case e nelle famiglie», ha spiegato la consigliera provinciale alle pari opportunità, Federica Vasanella. In queste settimane quindi il centro antiviolenza ha organizzato incontri all’istituto comprensivo di Torricella, ad Alba Adriatica (in collaborazione con l'associazione "Donne in Alba"), a Giulianova con un’iniziativa che ha visto la partecipazione di numerose scuole e all’istituto “Zoli” di Atri. «E quando ci sono donne disponibili a raccontare il proprio percorso di riscatto dalla violenza domestica verso una nuova vita, le invito sempre ad accompagnarmi, perché le testimonianze arrivano sempre meglio al punto: sono esempi concreti di come sia possibile uscire da situazioni anche molto estreme grazie al sostegno delle istituzioni», ha aggiunto la consigliera. Federica Vasanella ha sottolineato quindi come l'aumento, registrato quest'anno, del numero di donne che si sono rivolte al centro antiviolenza rappresenti un dato positivo, da leggere come un segnale di emersione del fenomeno dal muro di vergogna e silenzio. «Nelle denunce presentate», ha aggiunto, «abbiamo notato inoltre l'esistenza di una forte relazione tra violenza e disagi come disoccupazione o patologie (e fra queste ultime spicca la ludopatia), ma ovviamente questo non significa che tutti i disoccupati o gli uomini col vizio del gioco siano violenti».
Emanuela Michini
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