Covelli: «Non ritiro la mia candidatura»

27 Marzo 2018

Il designato di “Popolari con Teramo” e “Abruzzo insieme” cerca il dialogo con le cinque civiche

TERAMO. «Vado avanti». Alberto Covelli, primo candidato sindaco a rompere gli indugi già diverse settimane fa, annunciando la sua corsa elettorale con il sostegno dell’ex vicesindaco Alfonso Di Sabatino Martina e delle liste civiche “Popolari con Teramo” e “Abruzzo insieme”, al momento non ha alcuna intenzione di ritirarsi. Anzi, rilancia e apre all’alleanza per Teramo che sabato si è stretta attorno alla candidatura di Gianguido D’Alberto. «Il bene comune di Teramo va oltre gli schieramenti politici del passato», spiega, «e quello che sto vedendo nei movimenti civici, anche se espressione di ideologie differenti dalle mie, è interessante». Covelli, insomma, si dice pronto ad avviare un confronto programmatico con le cinque liste che sabato hanno aperto la campagna elettorale nella sala polifunzionale della Provincia. Loro, però, si sono già pronunciata per D’Alberto. «Il candidato sindaco è l’ultimo problema», spiega l’ex consigliere confluito nel gruppo di Di Sabatino Martina dopo essere stato eletto nel Pdl, «se si può stare insieme, poi si troverà la quadra anche sul nome». Resta comunque un altro problema: D’Alberto ha chiarito che non vuol avere nulla a che fare con i protagonisti dell’ultima esperienza amministrativa in Comune. «Ho fatto parte della maggioranza», osserva Covelli, «ma il modello Teramo di fatto non l’ho mai conosciuto». Se dunque le porte dell’alleanza gli rimarranno sbarrate «vorrà dire che non sono animati dal mio stesso senso civico».
L’operazione lanciata dalla platea della sala polifunzionale, in stanza non sarebbe del tutto vera nella sua essenza. Covelli, infatti, chiama in causa Berardo Rabbuffo, ex vicesindaco della giunta Chiodi e ora alleato con D’Alberto. «Lui del modello Teramo», fa notare, «ne sa sicuramente più di me». Secondo lui, quel progetto politico è stato solo apparenza « fatta di eventi realizzati solo per il sollazzo delle membra e non della ragione, e quando anche gli eventi sono giunti al termine, fatta solo per il sollazzo di pochi a scapito di molti». Lui c’è stato fino all’ultimo «perché mi è stato insegnato che la coerenza e lo spirito di responsabilità esistono a prescindere dall'interesse del momento». Quell’esperienza non sarebbe naufragata «se fossero stati anteposti i valori della coerenza e della mediazione politica ai fini particolari e di potere». Covelli, dunque, rivendica la coerenza di aver rappresentato «le istanze dei miei elettori con impegno e passione civica». (g.d.m.)
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