Covid, numeri in crescita «Siamo nella terza ondata»

In quattro giorni 38 nuovi ricoverati. E l’età media si abbassa sotto i 60 anni
TERAMO. Dopo giorni di rallentamento, il Covid-19 ha ripreso a correre anche nel Teramano, seppure colpendo una popolazione più giovane a cui provoca meno complicazioni. La crescita non la si vede soltanto dai numeri del contagio, risaliti vertiginosamente nel fine settimana scorso fino a toccare i 113 nuovi positivi di domenica, dato di giornata più alto in Abruzzo, per poi riscendere ieri a 72. Che il virus abbia ripreso a correre lo si vede anche dal numero dei ricoverati, con 38 nuovi ospedalizzati in quattro giorni che, al netto delle dimissioni e le altre variabili, vuol dire 15 posti letto occupati in più nelle strutture sanitarie teramane. Anche per questo, la Asl di Teramo stringe i tempi per l’apertura del reparto con 21 posti letto di terapia sub-intensiva nel terzo lotto dell’ospedale Mazzini. «Sarà pronto e attivo in pochi giorni, probabilmente in settimana», ha detto ieri il direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia, durante la conferenza stampa indetta per fare il punto sulla situazione della pandemia in provincia. Insieme a lui presenti il direttore sanitario Maurizio Brucchi, il responsabile dei reparti Covid Francesco Delle Monache e dell’Ucat Giandomenico Pinto.
I NUMERI E I MORTI. I numeri mostrati durante la conferenza stampa parlavano di 179 ricoverati negli ospedali teramani. Poi, nel pomeriggio, il dato è stato corretto al ribasso: 167 i ricoverati, 54 nell’ospedale di Atri, 43 in quello di Giulianova, 39 al Mazzini di Teramo, 30 nella Rsa Bellocchio e 1 nell’Oasi Madre Teresa. Otto i pazienti in terapia intensiva: sei a Teramo, due a Giulianova. A far scendere il numero dei ricoveri, è probabilmente anche il bilancio dei morti nelle ultime 24 ore: quattro le persone scomparse, tutte nell’ospedale di Giulianova, due sono teramane, una pescarese e una chietina. Si tratta di Umberto Pietrinferni di 85 anni di Morro d’Oro, Gennaro Pulcini di 74 anni di San Nicolò, Elide Di Carlo di 70 anni di Ortona e Maria Piscione di 64 anni di Montesilvano.
SI ABBASSA L’ETÀ MEDIA. «Il virus ora contagia soprattutto i giovani», ha spiegato Delle Monache, «si è abbassata l’età media dei ricoverati, che si assesta ora tra i 50 e i 60 anni, e abbiamo in ospedale tre persone con meno di 40 anni con polmonite bilaterale. Registriamo però una sintomatologia più leggera. Questo per effetto, probabilmente, anche per effetto della vaccinazione alla popolazione più anziana. Sono convinto che anche la prima dose del vaccino porti a meno complicazioni del Covid».
ZONE A RISCHIO. «Situazione dei contagi ancora accettabile rispetto ad altre province, riusciamo a prendere in carico tutti i nuovi casi di positività, ma anche qui in evoluzione e il trend non è favorevole», così il responsabile dell’Ucat Pinto, che parla di piena terza ondata e continua: «Sotto attenzione c’è soprattutto la costa». È lì infatti che il virus sembra correre di più. Silvi, Pineto, Roseto e Tortoreto sono già in zona rossa. Tra le prossime città a rischio Pinto ha citato soprattutto Alba Adriatica, dove negli ultimi 14 giorni la crescita dei casi è stata dello 0,38%, e Giulianova, dove è stata dello 0,37%. E poi c’è Colonnella, dove la crescita è stata dello 0,74%. «Ora è nelle famiglie che avviene la maggior parte dei contagi», ha spiegato Pinto, «inoltre dopo la chiusura degli altri plessi, abbiamo visto una crescita nelle scuole dell’infanzia, che preoccupano».
LE VARIANTI. Poi ci sono le varianti, che fanno paura per la loro contagiosità. Per ora in provincia si sono registrati oltre mille casi di sospetta variante del virus. Ma quelle accertate sono solo 120. Questo perché il processo necessario per confermare la presenza di una variante del virus su un tampone dura dagli otto ai dieci giorni almeno. Lo ha spiegato Pinto: «Per questo siamo molto più restrittivi di prima nel contenimento».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

