Covid, torna a riempirsi il reparto

Sono 9 i ricoverati in Malattie infettive e 59 i casi seguiti a domicilio in provincia
TERAMO. La tregua è sostanzialmente finita. Certo, i numeri dei malati di Covid in provincia non sono neanche lontanamente paragonabili a quelli del lockdown, ma gli zero contagi sono ormai un ricordo.
Tanto che Malattie infettive del Mazzini è quasi piena: sono 9 i pazienti positivi al Covid ricoverati nel reparto. Nessuno in terapia intensiva, per fortuna. Sul territorio, invece, sono 59 i positivi in isolamento domiciliare: uno ad Atri, 5 a Castellalto, 2 a Castiglione, uno a Cermignano, 10 a Civitella, uno a Colonnella, uno a Corropoli, 6 a Giulianova, 6 a Martinsicuro, uno a Montorio, due a Moscano, uno a Nereto, tre a Pineto, tre a Rocca Santa Maria, due a Silvi, sette a Teramo, tre a Torano, uno a Tortoreto.
A parte i 10 malati di Civitella, tutti relativi gli ospiti del Bangladesh nel centro di accoglienza di Rocche, il numero più alto di malati è nel capoluogo. Fra questi c’è anche un medico del reparto di ginecologia. Come ormai da mesi la Asl sottopone ogni 20 giorni il proprio personale a tampone ed è risultato il caso positivo, per cui sono subito scattati i protocolli di sicurezza, come accadeva appunto qualche settimana fa, prima dell’estate. Invece pare sia negativa l’ostetrica del reparto di ginecologia di Sant’Omero che, rientrata da un viaggio in Meridione, in un primo momento sembrava positiva. Comunque, anche in questo caso, sono scattati i protocolli di sicurezza anche sia personale che pazienti applicano tutte le misure precauzionali anti-Covid. Comunque è stata fatta la sanificazione del reparto. Da Sant’Omero rassicurano che non è stato necessario trasferire nessuno del reparto e che fin dall’inizio della pandemia l’ospedale Val Vibrata ha mostrato di sapere affrontare la situazione.
Però c’è un problema che riguarda il pronto soccorso del “Val Vibrata”. I protocolli prevedono l’accesso solo ai pazienti e non più, in questa fase emergenziale almeno, anche agli accompagnatori. Ebbene, spesso si generano afflussi fuori controllo perché gli utenti usano le entrate poste sul retro dell’ospedale eludendo la guardia giurata, che presidia il gabbiotto davanti al pre-triage e all’ingresso principale del pronto soccorso che dà sulla strada provinciale. Basta infatti posteggiare nel parcheggio pubblico o negli spazi retrostanti il presidio sanitario per accedere alla sala d’attesa dove manca però la vigilanza per cui spesso le persone non possono essere filtrate. La necessità del rispetto dei protocolli-filtro diventa essenziale tanto in piena emergenza pandemica quanto in questa fase dove sono in aumento i contagi da coronavirus in tutt’Italia. La soluzione resta allora quella di disporre la vigilanza anche dietro il pronto soccorso. Certo è che ognuno dovrebbe assumere comportamenti responsabili. Non solo nell’adottare precauzioni, ma anche nell’evitare “cacce all’untore” che pare già si stiano riproponendo con la ricomparsa dei contagi. (a.f.-a.d.p.)
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