Crac, Curti in carcere per scontare 9 anni

13 Gennaio 2019

TERAMO. Nel mese di ottobre il pronunciamento della Cassazione con la condanna a sei anni diventata definitiva per il crac milionario Curti-Di Pietro. Venerdì per il 57enne imprenditore teramano...

TERAMO. Nel mese di ottobre il pronunciamento della Cassazione con la condanna a sei anni diventata definitiva per il crac milionario Curti-Di Pietro. Venerdì per il 57enne imprenditore teramano Guido Curti si sono aperte le porte del carcere teramano di Castrogno: secondo la notizia diffusa dai carabinieri di Alba, che hanno eseguito il provvedimento della Corte d’appello, l’uomo deve scontare complessivamente nove anni, cinque mesi e diciassette giorni di reclusione per i reati di bancarotta e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche commessi tra il 1999 ed il 2000 a Teramo, Ancona e Trieste. La sentenza della Cassazione di ottobre ha confermato anche la condanna, sempre a sei anni, per l’altro imprenditore coinvolto all’epoca nel crac Maurizio Di Pietro. Con il pronunciamento della Suprema Corte si è chiuso quello che per la cronaca è stato il caso giudiziario del crac Curti-Di Pietro. Secondo la ricostruzione della Procura (prima) e le sentenza di primo e secondo grado (dopo) ci sarebbe stato un crac da 20 milioni che nel 2012 portò agli arresti degli imprenditori con una serie di sequestri di società. La sentenza di primo grado è arrivata il 21 febbraio del 2012 al termine di un anno di istruttoria in cui era stata ricostruita la filiera delle società con sedi non solo a Cipro e a Teramo ma anche nelle Antille Olandesi. Il tutto dando corpo e volto alla accuse in una complessa ricostruzione di passaggi societari, fallimenti, compravendite, ma anche di sistematiche operazioni di giroconto che, secondo la Procura, avrebbero permesso a Maurizio Di Pietro e Curti di prelevare soldi dai conti delle società per depositarli sui loro conti personali. Soldi distratti con la bancarotta che, sempre secondo l’accusa dei magistrati, sarebbero stati portati in Svizzera, Inghilterra e Cipro per poi tornare puliti in Italia. (d.p.)
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