Crisi in Comune, Brucchi non se ne va

Il sindaco non intende anticipare l’eventuale sfiducia o le dimissioni di massa: «Io penso ai problemi della città»
TERAMO. Difficile parlare di certezze, dopo mesi di giravolte e bugie più o meno tattiche, ma sulla crisi dell’amministrazione comunale – che molti danno per arrivata al capolinea, visto che dall’altroieri è ufficiale che non c’è più una maggioranza – un punto fermo al momento c’è. Ed è che il sindaco Maurizio Brucchi non si dimetterà per evitare di essere sfiduciato in consiglio o, ancor peggio, mandato a casa dalle dimissioni in blocco di almeno 17 consiglieri. Brucchi, telegraficamente, ieri ha detto al Centro: «Non mi dimetto. Io penso ai problemi della città, altri non so». Questi “altri” – ovvero l’opposizione, i fuoriusciti storici e quelli dell’ultima ora – al momento non costituiscono un fronte unico, anzi ogni pezzo sembra attendere guardingo le mosse altrui. Gli anti-Brucchi non sono quindi ancora in grado di presentare la mozione di sfiducia da discutere in aula, che necessita di almeno 13 firme e appare un obiettivo facile, e a maggior ragione sono lontani dalle 17 firme sull’eventuale lettera di dimissioni da protocollare presso un notaio. Un’incognita da chiarire è Domenico Sbraccia, che al momento non ha abbandonato la maggioranza come gli altri “compagni di dissidio” Falasca e Caccioni.
A questi ultimi è dedicata una nota diffusa ieri dai gruppi consiliari di maggioranza (Futuro In, Forza Italia, Insieme per Te, Teramo Soprattutto e Alternativa Popolare, ex Ncd). La nota recita: «Apprendiamo con profondo stupore le esternazioni rese alla stampa dai consiglieri Falasca e Caccioni. A distanza di sole 72 ore dall’apposizione della firma a sottoscrizione del documento programmatico di fine consigliatura nel quale, peraltro, si ribadiva la contrarietà di tutti i sottoscrittori alla sciagurata ipotesi di una gestione commissariale e si dava “carta bianca” al sindaco “perché facesse il sindaco”, i succitati consiglieri, forse vittime della canicola che imperversa in città, non hanno trovato meglio da dire se non annunciare la loro uscita dalla maggioranza. L’atteggiamento quanto meno balzano assunto dai consiglieri Falasca e Caccioni, prima firmatari del patto di fine consigliatura e poi capofila di una nuova stagione di instabilità per l’ente e per tutti i cittadini teramani, a questo punto appare dettato da meri motivi personali che nulla hanno a che fare con la gestione della cosa pubblica. Sappiano i cittadini teramani che ove e qualora si dovesse giungere ad una gestione commissariale dell’Ente e ove e qualora tale gestione dovesse comportare la riduzione dell’assistenza scolastica ai disabili, l’abolizione del trasporto scolastico, l’aumento delle tariffe dei servizi a domanda individuale e quelle per l’igiene urbana ed ogni e qualsivoglia misura draconiana che di certo adotterebbe un funzionario dello Stato, sappiano i nostri concittadini che le responsabilità per tali provvedimenti avranno nomi e cognomi ben precisi. Convinti che le pubbliche esternazioni rese, nell’assise consiliare, dai consiglieri Falasca e Caccioni sulla volontà di proseguire una gestione politica dei problemi della città non siano l’ennesimo teatrino a danno dei cittadini, auspichiamo in un loro operoso ravvedimento che li porti a mantenere fede agli impegni sottoscritti con il richiamato documento programmatico». Ma l’auspicio, com’è ovvio, è puramente retorico.(d.v.)
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