Crisi, non ci sarà la sfiducia in consiglio

Scaduto il termine per presentare la mozione. Intanto Brucchi prende altro tempo con i dissidenti
TERAMO. Crisi politica in Comune alla svolta? Sì, forse, anzi no. L’incontro tra il sindaco Maurizio Brucchi e i tre dissidenti, che era dato per possibile ieri, non è avvenuto. Potrebbe esserci oggi pomeriggio, in ogni caso dovrebbe avvenire entro domani. L’impressione è che il primo cittadino negli ultimi giorni abbia scientificamente preso tempo con Vincenzo Falasca, Alfredo Caccioni e Domenico Sbraccia, i quali per tornare a dare sostegno alla maggioranza chiedono soprattutto un robusto restringimento della giunta da poco riallargata a nove assessori.
Intanto ieri è scaduto il termine per portare la mozione di sfiducia a Brucchi nel consiglio del 6 giugno e l’opposizione, che l’ha promossa, è rimasta senza la 13esima firma necessaria. Dunque, nella prossima seduta, di sfiducia non si parlerà. Intanto sul documento continuano le polemiche. «Stupore e sgomento evidenziano solo il nervosismo di chi si vede giunto al capolinea». L'opposizione replica così ai gruppi di maggioranza che si sono detti "stupiti e sgomenti" di fronte ai contenuti della mozione. I consiglieri di minoranza respingono l'accusa di non aver presentato proposte concrete e rispondono alla contestazione di aver utilizzato toni e termini violenti sostenendo che «la mozione di sfiducia deve avere avuto l’effetto del sale sulle ferite».
Il termine "capibastone", applicato ai leader del centrodestra teramano e che tanto ha irritato i gruppi di maggioranza, può essere rimosso. «Se si tratta di una richiesta di emendamento», ironizza l’opposizione, «siamo pronti ad accoglierla e a sottoscriverla». La sostanza, però, non cambia. «Purtroppo in democrazia chi comanda non può giustificarsi sostenendo di essere il meno peggio, perché è chiamato a dare risposte di governabilità alla società tutta», precisa la minoranza, «non già ad imbastire un misero teatrino e a discettare sull’uso della lingua italiana o sull’accoglibilità delle mozioni consiliari». Per cui «se il sindaco riuscirà a trovare i numeri in sede di consiglio comunale potrà andare serenamente avanti e saranno i teramani a giudicare alle prossime amministrative se il modello Teramo abbia funzionato o meno». Altrimenti, nel caso in cui il primo cittadino non riuscisse a ricompattare la maggioranza con cui ha vinto le elezioni tre anni fa, «vorrà dire che i suoi stessi consiglieri lo considerano un fallimento, come la minoranza si ostina a ripetere da tre anni a questa parte». (d.v.-g.d.m.)
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