Crollo discarica, impugnate le assoluzioni

La Procura generale si oppone alle sentenze in Appello dell’ex sindaco Chiodi, dell’ex assessore Rabbuffo e di altri tre
TERAMO. A 13 anni da quel crollo il caso della discarica La Torre insegue ancora una sua verità giudiziaria.
La Procura generale della corte d’appello ha impugnato in Cassazione la sentenza di secondo grado, quella con cui i giudici aquilani hanno confermato l’assoluzione di primo grado per l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi, coinvolto nella sua veste di allora sindaco di Teramo, del dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo Franco Gerardini e dell’ex dirigente Massimo Di Giacinto. Con lo stesso pronunciamento i magistrati hanno ribaltato la sentenza di primo grado del 2013 laddove c’era stata la condanna dell’allora assessore comunale all’ambiente Berardo Rabbuffo e dell’ex dirigente comunale Nicola D’Antonio (un anno e quattro mesi ciascuno) stabilendo per entrambi una piena assoluzione con la formula del fatto non sussiste.
Per la Procura generale, però, le motivazioni alla base del pronunciamento appaiono lacunose, in particolare laddove sostengono che quella frana del 17 febbraio del 2006 non abbia avuto le caratteristiche di un disastro e questo perchè il fenomeno (lo scivolamento a valle di migliaia di tonnellate di terra e rifiuti) interessò solo il sito della discarica dove, si legge testualmente, «a seguito dell’evento non si verificò il decesso di alcuna persona o la distruzione di cose o manufatti, né fu disposta l’interruzione di strade e ferrovie, la sospensione dei servizi pubblici o l’evacuazione di un numero consistente di persone dalle loro abitazioni». Ovvero, hanno ricostruito i magistrati di secondo grado, il concetto giuridico di frana presuppone un evento di danno di proporzioni notevoli che nel caso della discarica La Torre non ci sarebbe stato. Principio giuridico, tra l’altro, più volte ribadito da vari pronunciamenti della stessa Suprema Corte.
Il caso della discarica La Torre era approdato davanti ai giudici aquilani dopo il ricorso fatto dalla Procura contro l’assoluzione di Chiodi, Gerardini e Di Giacinto e quello presentato dalle difese di Rabbuffo e D’Antonio al termine del pronunciamento di primo grado arrivato dopo una lunga e complessa istruttoria dibattimentale con decine di testimoni ascoltati nel corso delle svariate udienze.
Nel 2015, proprio in sede di corte d’appello, le difese di tutti gli imputati avevano sollevato una eccezione di costituzionalità sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale tra una fattispecie dolosa e una colposa. Nel settembre scorso la Corte Costituzionale si era pronunciata sulla legittimità relativa alla durata prescrizionale del reato di disastro colposo, in questo caso nella fattispecie del crollo attualmente fissato in 12 anni, sbloccando nei fatti il procedimento di secondo grado.
Il ricorso in Cassazione della Procura generale scandisce un’altra tappa giudiziaria di una storia infinita con la discarica che, nonostante il trascorrere del tempo, resta in attesa di essere bonificata e chiusa per sempre con un esborso annuale di centinaia di migliaia di euro pubblici per lo smaltimento del percolato e con altre inchieste che nel frattempo sono state aperte, tra cui una, proprio quella sulla gestione del percolato, ancora in corso.
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