Crudi, per chiudere la vertenza 10mila euro ad ogni operaio

20 Maggio 2016

COLLEDARA. I giudici del lavoro hanno sentito ieri una cinquantina di ex lavoratori alla Crudi d'Italia, il prosciuttificio che nel Duemila aprì uno stabilimento a Colledara. Si tratta di coloro...

COLLEDARA. I giudici del lavoro hanno sentito ieri una cinquantina di ex lavoratori alla Crudi d'Italia, il prosciuttificio che nel Duemila aprì uno stabilimento a Colledara. Si tratta di coloro che non sono stati riassunti quando pochi mesi dopo un imprenditore, Sandro Potenza, ha affittato lo stabilimento e ha ripreso la produzione. Da qui la vertenza degli esclusi, che tramite Fai Cisl e Flai Cgil sostengono che fra le due aziende c'è continuità e che quindi i dipendenti della Crudi dovevano avere priorità nelle assunzioni della seconda. I giudici hanno invitato le parti a una conciliazione. In ballo ci sono 10mila euro a testa (versati ratealmente in 8 mesi) per chiudere la questione ed evitare una pronuncia su un eventuale risarcimento del danno chiesto dai lavoratori. Ieri davanti ai giudici 21 lavoratori hanno accettato l’offerta, una decina ha affermato che è intenzionata a continuare la causa e il resto si è dichiarato indeciso. Così i giudici del lavoro hanno dato altri di giorni di tempo: ci si rivedrà in tribunale martedì 24 maggio quando i lavoratori saranno sentiti di nuovo.

In sostanza, se la sentenza fosse favorevole, la Crudi d'Italia potrebbe essere condannata a pagare da 12 a 24 mensilità per la mancata riassunzione da parte di Potenza. Cifra che, moltiplicata per 50 lavoratori, può mettere in serie difficoltà la Crudi d'Italia che è già in concordato preventivo. Il tentativo di conciliazione, dunque ha il duplice obiettivo di tutelare l'azienda, che ha ancora uno stabilimento in funzione in provincia di Parma, ma anche i lavoratori, che in caso di fallimento vedrebbero allontanarsi la prospettiva di avere il denaro dovuto. In futuro, peraltro, si parla di avviare una simile azione anche nei confronti di Potenza. (a.f.)

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