D’Alberto, attacco alla Regione: «Affossa l’ospedale Mazzini»

Il primo cittadino: «Teramo ancora una volta penalizzata rispetto all’asse Pescara-Chieti, ora basta» Poi chiede al presidente della Provincia di convocare un’assemblea con tutti i sindaci del territorio
TERAMO. «Ancora una volta, la bozza di piano di riordino della rete ospedaliera continua a palesare una considerazione particolarmente riduttiva del nostro territorio, considerato come in passato la Cenerentola d’Abruzzo: non è più tollerabile!». Comincia così una nota del sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, la cui presa di posizione era particolarmente attesa dopo che nei giorni scorsi i consiglieri regionali teramani di centrosinistra, Sandro Mariani e Dino Pepe, erano intervenuti polemicamente sull’argomento.
D’Alberto continua chiedendo al territorio una mobilitazione che prescinda dagli schieramenti politici: «Su una tematica così delicata, quando si parla della salute e della vita delle persone, è necessario far tesoro del dramma che stiamo vivendo e agire di conseguenza, come già suggerito dal consigliere Mariani, abbandonando ogni steccato e colore politico, e lasciando spazio a un confronto e una rete istituzionale seria e franca, che dia forza ai nostri rappresentanti in consiglio e nella giunta regionali, a prescindere dallo loro appartenenza. È infatti improcrastinabile che si adottino i più opportuni indirizzi per il potenziamento della qualità dell’offerta sanitaria della nostra provincia. La riorganizzazione della rete sanitaria deve cogliere le criticità e le difficoltà di un sistema che ha presentato deficit strutturali, superati durante la pandemia solo grazie al sacrificio e all’umanità eccezionali dimostrate da tutto il personale sanitario».
Il sindaco del capoluogo ritiene che «siamo di fronte ad un Piano che dà risposte totalmente insufficienti su mobilità passiva, liste di attesa, carenza di personale sanitario; il tutto in uno scenario sanitario provinciale privo di strutture private. Un Piano che piuttosto consolida una rete ospedaliera abruzzese a due velocità, con uno sbilanciamento teso a favorire le province di Chieti e Pescara e un depotenziamento di quella teramana. Siamo ancora fermi ad un Piano che disegna da un lato, il Dea funzionale di II livello ben dettagliato nell’area di Chieti/Pescara con dipartimenti interaziendali e, dall’altro, un Dea funzionale di II livello tra L’Aquila e Teramo, ancora tutto da definire: di fatto, un ulteriore allargamento del gap tra la sanità teramana e quella pescarese/teatina».
D’Alberto sostiene che Teramo può legittimamente chiedere un hub di secondo livello, «avendo già oggi peraltro l’ospedale Mazzini tutte le specialità previste a tal fine dalla normativa, fatta eccezione per la sola terapia intensiva neonatale; oltre che una rete ospedaliera territoriale indispensabile per la tutela del diritto alla salute su un territorio provinciale estremamente variegato. È quanto già detto e votato da tutto il consiglio comunale nell’ottobre passato, ma non basta! È venuto il momento di far sentire ancor di più la nostra voce; e in questo senso, ben venga la proposta di Sandro Mariani (che ha chiesto un tavolo provinciale sulla sanità, ndr). Come presidente del Comitato ristretto dei sindaci Asl e come sindaco della città capoluogo, ho indirizzato al presidente della Provincia una lettera nella quale chiedo di muoverci insieme, in maniera trasversale, istituzionale e politica, convocando immediatamente un’assemblea di tutti i sindaci della provincia. Confido nella positiva risposta dello stesso presidente, perché non si può più attendere. Il diritto alla salute», conclude D’Alberto, «prima di tutto!».
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