D’Alberto: «Basta scippi, la Camera di commercio deve restare a Teramo»

Il sindaco annuncia che perseguirà ogni strada («anche giudiziaria») per far rimanere l’ente in città «con o senza fusione con L’Aquila»
TERAMO. «Abbiamo già perso tanti presidi istituzionali, ora basta». Il sindaco Gianguido D’Alberto torna alla carica sulla fusione delle Camere di commercio di Teramo e L’Aquila. Lo fa dopo la mobilitazione di venerdì scorso per ribadire il no a un’operazione che, secondo lui, risulterebbe l’ennesimo scippo ai danni della città. La sede dell’ente camerale, insomma, non si tocca. L’intento del primo cittadino è di «perseguire ogni strada, politica, istituzionale e finanche giudiziaria» per farla restare a Teramo, «con o senza fusione».
Per D’Alberto non si tratta di una guerra di campanile, «ma di una visione strategica per permettere alla nostra provincia, al tessuto economico e produttivo del nostro territorio, di poter tornare a rialzare la testa dopo anni davvero difficili». Teramo, a detta del primo cittadino, anche per le gravi conseguenze dell’emergenza sismica a cavallo tra il 2016 e il 2017 merita di essere considerata un’eccezione rispetto al piano di riordino delle Camere di commercio su scala nazionale. D’Alberto sollecita una «riflessione approfondita e scelte ponderate calate nella realtà». Per questo, a seguito dell’iniziativa di venerdì, si è rivolto sia al vicepremier Luigi Di Maio che al nuovo governo regionale allo scopo di ottenere una modifica normativa tramite il decreto “sblocca cantieri” e una delibera della giunta guidata da Marco Marsilio «che segua la strada già indicata in un caso analogo dall’Emilia Romagna». Un ripensamento è necessario, sempre secondo D’Alberto, anche alla luce del giudizio pendente davanti alla Corte costituzionale sulla legittimità della legge di riordino delle Camere di commercio. Il progetto di unire Teramo e L’Aquila, dunque, andrebbe quanto meno sospeso in attesa del pronunciamento sulla costituzionalità dell’iniziativa. «Se al termine di questo percorso si dovesse pervenire alla soluzione di proseguire ugualmente verso la fusione, ritenendo questa strada la più idonea date le condizioni», chiarisce il sindaco, «farò di tutto per essere al servizio del nostro territorio».
D’Alberto precisa che intende operare nel pieno rispetto della normativa, ma conferma che adotterà tutte le iniziative che gli saranno consentite per difendere la sede teramana dell’ente. «In una fase assai complessa come quella che vive il nostro territorio, duramente provato dalla lunga crisi economica e dalle ripetute calamità naturali», conclude, «l’eliminazione di un ulteriore presidio istituzionale sul territorio avrebbe conseguenze drammatiche sotto il profilo economico e sociale».
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