D’Alberto boccia il piano del Ruzzo

È stato l’unico sindaco a votare contro: «Serve una gestione diversa, ci sono troppe spese per il personale e tariffe alte»
TERAMO . «Nessuna garanzia di uscita dalle criticità». Il sindaco Gianguido D’Alberto spiega così la decisione di bocciare bilancio 2018, piano industriale e pianta organica del Ruzzo. Nell’assemblea riunita ieri pomeriggio il primo cittadino, rappresentante del Comune che detiene la maggiore quota azionaria della società acquedottistica, è stato l’unicoa a votare contro il pacchetto di provvedimenti proposto dal consiglio di amministrazione guidato da Alessia Cognitti. «Non si tratta di una sfiducia», precisa D’Alberto, «ma di un voto costruttivo perché certe situazioni in futuro non abbiamo più a verificarsi e si apra una prospettiva gestione diversa. Per il sindaco del capoluogo, infatti, i conti del Ruzzo non tornano e partono da un presupposto inaccettabile: l’aumento delle tariffe.
D’Alberto contesta la tesi della presidente secondo cui l’incremento è stato disposto dall’Arare, l’Autorità nazionale che regola il regime tariffario del servizio idrico, per cui il Ruzzo non c’entra nulla. «È vero che decide l’authority», osserva, «ma lo fa sulla base dei dati di bilancio e sulle spese». Dalle carte, dunque, si evince secondo il sindaco l’aumento dei costi fissi, dovuti al personale e non per investimenti o rientro dal debito. «E’ questa la vera criticità», insiste D’Alberto, «le spese per il personale sono cresciute di un milione di euro, con gli interinali passati da 62 a 79 che indica un incremento del 27 per cento e ripropone i problemi di elusione delle norme che impongono le selezioni pubbliche per le assunzioni e ampliano il precariato». Si tratta, fa notare il sindaco, di una «politica di gestione del personale che stiamo combattendo in tutte le partecipate» e che non prevede alcuna eccezione per il Ruzzo. D’Alberto rileva, a ulteriore conforto della sua posizione, che i costi del personale attestati a 14,2 milioni di euro sono destinati ad aumentare quest’anno di quasi 400mila euro. «Ci saremmo aspettati un percorso di contenimento delle spese», sottolinea, «e invece si va nella direzione opposta». Non c’è dubbio, a detta del primo cittadino, che dunque l’aumento tariffario sia strettamente legato alla «gestione fuori controllo del personale» che tra l’altro disegna una pianta organica con 280 dipendenti, di cui solo 84 operai e 117 amministrativi. «Ci sono poi 11 concorsi previsti», aggiunge D’Alberto, «ma per figure che non sono operai e che comportano un’ulteriore spesa di 53 mila euro», senza con questo stabilizzare i precari. D’Alberto è critico anche su spostamenti di personale e attribuzione di nuovi incarichi decisi a marzo dai vertici dell’azienda, proprio alla vigilia dell’adozione della nuova pianta organica, come per anticiparne gli effetti legati alla sua entrata in vigore. Il sindaco annuncia un’intesa attività di «verifica e controllo sugli incrementi tariffari e su quanto hanno pesato su cittadini, anche per far valere eventuali responsabilità».
«Restano altri aspetti di bilancio», conclude D’Alberto, «che, al netto di elementi positivi come le transazioni con comuni per i crediti, indicano una situazione fortemente negativa». Il riferimento è ai 94 milioni di debito strutturale che resterebbe pressoché invariato.
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