D’Alberto: «Chiediamo rispetto»

Il sindaco è contrariato ma non si sbilancia: «Non possiamo che attendere»
TERAMO. «Chiediamo e pretendiamo rispetto per la nostra città, per la nostra comunità, per il Teramo calcio. Abbiamo riservato l'accoglienza che si deve, come sempre fatto, a chi si propone alla città, ed è anche per questo che pretendiamo rispetto. Ora la giustizia farà il suo corso, non possiamo che attendere gli sviluppi di questa vicenda della quale per ora sappiamo davvero poco»: così il sindaco di Teramo Gianguido D'Alberto commenta la notizia del fermo per i fratelli Mario e Davide Ciaccia, neo proprietari della società biancorossa.
Una notizia giunta come un fulmine a ciel sereno per i tifosi, la città e anche per il primo cittadino, che nel rispetto dell'attività investigativa in corso non ritiene di doversi sbilanciare nelle dichiarazioni in un momento che è delicato sotto ogni profilo. Giudiziario, societario, sportivo. D'Alberto raggiunto al telefono pesa le parole da dire, in un misto di rammarico e sorpresa per quanto accaduto. E fra le parole da dire torna in più riprese su una in particolare: rispetto. Rispetto per la città. Appena sabato scorso la famiglia Ciaccia aveva presentato, fra progetti e buoni propositi, il nuovo corso del Teramo calcio. In una sala consigliare, quella del Parco della scienza, piena di giornalisti, rappresentanti del tifo e delle istituzioni, il sindaco aveva dato ufficialmente il benvenuto ai nuovi investitori che avevano da giorni auspicato, e in maniera embrionale avviato, un dialogo con l'amministrazione per mettere in campo degli interventi extra calcistici. Fra tutti il recupero del vecchio stadio Comunale, che nell’intento dei Ciaccia doveva tornare ad essere una sorta di “casa madre” del calcio biancorosso.
Veronica Marcattili
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