D’Alberto: difendiamo la Asl dai tagli

6 Marzo 2019

La Regione si riprende il risparmio da 1,5 milioni e dà meno fondi, il sindaco chiede al territorio una risposta forte

TERAMO. Tutti i sindaci del Teramano, insieme, devono difendere la Asl da quella che nei fatti è «una penalizzazione doppia».
Il primo cittadino, Gianguido D’Alberto, interviene sull’ultimo scippo perpetrato dalla Regione ai danni della Asl di Teramo. Dopo una determina dirigenziale della Regione del 22 febbraio la Asl ha dovuto in sostanza restituire gli utili conseguiti nel 2016 e nel 2017. In totale un milione e mezzo di euro (un milione 134mila euro nel 2016 e 338mila nel 2017) risparmiati grazie a una gestione virtuosa, con cui la Asl avrebbe potuto, ad esempio, acquistare nuovi macchinari. Tutto questo per ripianare il disavanzo delle altre tre Asl. La penalizzazione è doppia perchè a monte c’è anche il minor finanziamento pro capite (cioè per ciascun abitante) rispetto alle altre Asl: in media si tratta di 300 euro in meno. Il tutto si traduce in circa 30 milioni in meno di fondi del servizio sanitario regionale all’anno.
«Il messaggio che ci arriva è: “Più sei virtuoso e più sei penalizzato”», esordisce D’Alberto, «è una situazione insostenibile e non è più tollerabile che venga decurtato il finanziamento alla sanità in provincia di Teramo. Così si va a comprimere e a differenziare il sostegno alla sanità dei cittadini teramani rispetto a quelli di altri territori in regione. Non è più sostenibile che in Abruzzo la provincia di Teramo continui a svolgere ruolo di Cenerentola. A questo punto è necessario che ci sia una risposta delle istituzioni: in questi ultimi due anni è venuto meno l’organo preposto a dare l’indirizzo di politica sanitaria, cioè il comitato ristretto dei sindaci».
E sabato alle 9,30 in prima convocazione si riunirà l’assemblea dei sindaci con l’obiettivo di ricostituire il comitato. «È l'occasione, al di là delle appartenenze politiche», incalza D’Alberto, «di riappropriarsi di un ruolo, declinando la politica sanitaria come azione volta a tutelare la centralità del paziente, garantendo un’assistenza diffusa sul territorio. Purtroppo il dibattito in questi ultimi anni si è incentrato solo sui contenitori – l’ospedale nuovo o unico – senza affrontare la sostanza del diritto alla salute». D’Alberto cita ad esempio la carenza di personale che i concorsi non riescono a colmare a causa dei pensionamenti o il ritardo nell’approvazione dell’atto aziendale.
«I territori, e quindi l'organo rappresentativo, devono riappropriarsi di questo ruolo fondamentale, evitando veti incrociati di natura politica o geografica, se vogliamo che la nostra sanità sia forte e competitiva con gli altri territori – la competizione interna ci porta a una sconfitta – dal punto di vista istituzionale, politico e geografico. La partita che si sta aprendo in sanità è decisiva per il nostro territorio».
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