D’Alberto: «Il capoluogo può avere tre poli sanitari»

Il sindaco: la costruzione della nuova struttura dovrà essere accompagnata dal riutilizzo dell’area del Mazzini e dalla riqualificazione di quella di Casalena
TERAMO. La stella polare di ogni decisione sul nuovo ospedale, che andrà a ridisegnare la sanità teramana per i prossimi 50 anni, «dovrà essere solo ed esclusivamente quella di migliorare l'offerta sanitaria». E la realizzazione del nuovo ospedale potrebbe rappresentare l'occasione di avere a Teramo tre poli sanitari, di cui uno ospedaliero e due territoriali. Ne è convinto il sindaco Gianguido D'Alberto, che interviene nel dibattito riaperto dal nuovo comitato di medici ospedalieri ed evidenzia come ogni scelta sulla localizzazione del sito che ospiterà il nuovo ospedale dovrà essere accompagnata, contestualmente, dalla decisione di cosa fare sull'area dell'attuale Mazzini e da una riqualificazione dell'area di contrada Casalena.
Il discorso del primo cittadino si inserisce in un'analisi più ad ampio raggio e prende spunto dalle due importanti novità emerse nelle ultime settimane: da un lato la convenzione sottoscritta dalla Asl con Cassa depositi e prestiti, che come evidenziato dal dg Maurizio Di Giosia nei giorni scorsi assisterà la Asl in tutto il percorso, e dall'altro la presa di posizione da parte del neo comitato di medici e operatori ospedalieri, che ha evidenziato come prima il terremoto e poi la pandemia abbiano messo in luce come la struttura del Mazzini non sia più idonea ad affrontare le nuove sfide ed emergenze e quindi a garantire l'eccellenza delle cure e l'umanizzazione della sanità. Da qui, per medici e operatori, la necessità di realizzare un nuovo ospedale. «Oggi abbiamo due novità importanti», commenta il primo cittadino, «per quanto riguarda la convenzione con Cassa depositi e prestiti ritengo sia una scelta giusta da parte della Asl perché ci permette di uscire fuori da uno schema in cui la decisione sulla localizzazione viene condizionata dal privato e ci consente di ragionare anche sullo strumento più giusto da utilizzare per la realizzazione dell'opera, che può essere non solo il project ma anche un altro strumento previsto dal codice degli appalti e legato anche all'individuazione dei fondi necessari per integrare l'attuale finanziamento. Per quanto riguarda invece la presa di posizione dei medici ospedalieri, l'avevo chiesta più volte ed è importante in quanto sono loro che vivono l'ospedale tutti i giorni e ne conoscono meglio di chiunque altro criticità e potenzialità». Proprio la voce dei medici, per D'Alberto, deve indirizzare le decisioni delle istituzioni, chiamate «ad affrontare questa questione non guardando al passato ma proiettando lo sguardo verso i prossimi 50 anni». E dai medici è arrivata la forte indicazione sulla necessità di realizzazione del nuovo ospedale.
«Come evidenziato dalla Asl i tempi per rimettere lo studio di fattibilità saranno rapidi», conclude D'Alberto, «uno studio che noi abbiamo chiesto espressamente su tutti i siti e che dovrà dire qual è l'area migliore per ospitare il nuovo ospedale. Io, al di là di dove sarà realizzato, non posso che ribadire che non dovrà trattarsi di un mero spostamento del Mazzini. Contestualmente all'individuazione dell'area dove sorgerà la nuova struttura sarà necessario decidere cosa fare nell'area del Mazzini, così da poter contare su tre poli sanitari: uno ospedaliero e due territoriali. Questa pandemia, tra le altre cose, ha acceso i riflettori sul fatto che la sanità non è solo l'ospedale, ma anche la rete territoriale. Ogni scelta che si va a fare oggi ha un senso se vista in prospettiva, con l'unico obiettivo di migliorare l'offerta sanitaria. Oggi abbiamo un'occasione unica, irripetibile, da mettere al centro di ogni valutazione».
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