D’Alberto: io sono la discontinuità

28 Aprile 2018

«Nessun pezzo del Modello Teramo mi appoggia e non ho padrini politici»

TERAMO. Alla vigilia della consultazione tra gli iscritti del Pd che riguarda lui e Cavallari, Gianguido D’Alberto (nella foto) ha diffuso una nota nella quale scrive in premessa: «Le ultime vicende politico-elettorali confermano la corsa al marchio della discontinuità. Un termine, quest’ultimo, spesso abusato e che per essere credibile deve trovare concretezza in gesti ed azioni. Per questo, nell’invitare tutti ad un’assunzione di piena responsabilità, ribadisco che quello su cui oggi chiedo di ritrovarci sono proprio quelle battaglie che abbiamo condiviso in questi nove anni di opposizione al Modello Teramo, i cui principali artefici stanno tentando a tutti i costi di riappropriarsi di una verginità politica di facciata sostenendo, ora da una parte ora dall’altra, le diverse candidature (e il riferimento non può non essere all’area legata a Paolo Tancredi che appoggia Cavallari, ndr)».
D’Alberto prosegue con una sorta di appello: «In un momento così delicato, e in cui tutti dovremmo pensare solo ai programmi, per il bene di una città che ha davanti sfide fondamentali, a partire dalla necessità di recuperare quel ruolo di capoluogo di provincia che ha perso da tempo, credo sia ora di smussare i toni e lavorare per creare le condizioni per costruire una nuova prospettiva di città. La mia decisione di accettare questa candidatura, sostenuta da un’ampia coalizione civica, è maturata, pur nella diversità di storie e percorsi, nella convinzione che sia arrivato il momento di superare le divisioni per mettere in campo un progetto alternativo e condiviso che miri al rilancio economico, morale, sociale di questa città. Una condizione che resta essenziale per portare avanti questo percorso. Rivendichiamo il nostro civismo, e lo rivendichiamo nel senso nobile del termine. Civismo, sia chiaro, che non è incompatibile con i partiti politici che vogliano veramente anteporre le esigenze della comunità a quelle di leader e correnti. Nella nostra città infatti abbiamo assistito e assistiamo alla presenza di liste che si autodefiniscono civiche ma sono solo strumento di padrini politici che antepongono i loro interessi personalistici a quelli dei cittadini. Il nostro progetto non ha alcun padrino legato alla vecchia politica, è libero da lacci e lacciuoli di ogni genere. L’unica cosa che mettiamo sul tavolo sono quelle battaglie che abbiamo portato avanti insieme a tutta l’opposizione nel corso della nostra attività politico-amministrativa, ininterrotta per nove anni, e che vogliamo trasformare in azione di governo».
Il candidato dell’alleanza civica elenca poi una serie di problemi della città e le soluzioni che propone per risolverli, dallo «stato disastroso delle casse comunali» alla «ristrutturazione della macchina amministrativa», dal «capitolo urbanistico, con tutta una serie di questioni irrisolte», alla mobilità, «con un nuovo piano urbano del traffico e un piano parcheggi che dia risposta alle esigenze di cittadini e commercianti». Altro punto cardine del programma di D’Alberto è «il diritto alla casa», con la rivisitazione dell’housing sociale, ma anche «una nuova gestione dei rifiuti». L’ex capogruppo Pd conclude definendo quelle del suo programma «idee che si basano non su chissà quali roboanti grandiose aspirazioni, ma che hanno il conforto e il valore della concretezza e della conoscenza reale della situazione».