D’Alberto lancia la corsa per diventare sindaco

Ad appoggiare la sua candidatura un comitato civico che finora conta 70 adesioni «Nessun inciucio con chi ha portato la città al disastro». Pronte almeno due liste
TERAMO. A chi gli ha chiesto un passo indietro “preventivo” ha risposto: «Fatemene fare uno in avanti e poi vediamo». Gianguido D’Alberto si presenta raccontando questo aneddoto nel giorno dell’ufficializzazione della sua candidatura a sindaco. Di fronte alla sala gremita di sostenitori, gran parte dei 70 componenti del comitato che lo sostiene, l’ex consigliere comunale fuoriuscito dal Pd scandisce le parole d’ordine in vista delle prossime elezioni. La prima è «discontinuità netta e radicale» nei confronti di protagonisti e comprimari delle passate amministrazioni di centrodestra.
«Chi ha condiviso il percorso che ha portato al disastro del Comune fino al suo commissariamento», chiarisce, «non può stare con noi». D’Alberto, dunque, sgombera subito il campo da possibili «inciuci e accordicchi per qualche voto in più» chiedendosi perché le forze rimaste finora all’opposizione dovrebbero scendere a patti con ex amministratori responsabili di «almeno dieci anni di sfacelo in città». Per il candidato il voto delle politiche «ha dimostrato che la partita si gioca sulla credibilità e dunque nessun salvacondotto può essere concesso».
Fatta questa premessa resta aperta la «disponibilità al dialogo non al buio, ma sulla base di un progetto che abbia una chiara identificazione». Non si tratta di centrodestra o centrosinistra, tiene a precisare il candidato, ma di avviare un confronto con «tutte quelle forze politiche e civiche che si sono opposte a un sistema di potere autoreferenziale». Secondo D’Alberto «la parola civismo sarà la più abusata da parte di chi tenterà di ricostruirsi una verginità, ma nel suo senso vero antepone gli interessi dei cittadini a quelli della politica».
In questa direzione si muove l’ex capogruppo Pd che sarà affiancato da almeno due liste e aprirà la campagna elettorale con un’assemblea programmatica messa in calendario per la seconda metà di aprile. Il candidato sottolinea di essere lo stesso di quando militava tra i Dem e rivela di aver tenuto un primo colloquio con Renzo Di Sabatino, designato proprio dai Democratici come aspirante primo cittadini con un mandato esplorativo nella definizione di alleanze. «Ho molto apprezzato», evidenzia D’Alberto, «la delicatezza e l’umiltà con cui si è messo in gioco». Le primarie, però, restano una soluzione residuale. «Devono essere una cosa seria, al momento manca la coalizione», osserva il candidato, «e i tempi sono molto stretti anche per recuperare eventuali dissensi». Al fianco di D’Alberto ci sono altri fuoriusciti dal Pd, a cominciare agli ex consiglieri Ilaria De Sanctis, Francesca Chiara Di Timoteo ed Enzo Montani. È quest’ultimo a chiarire che «vogliamo una scelta del candidato sindaco condivisa dal basso, rispetto ai nomi calati dall’alto e alle autocandidature». L’indicazione di D’Alberto è «lo sbocco di un percorso fatto insieme» che ha coinvolto anche Gigi Ponziani a detta del quale «i problemi della città vanno risolti da teramani in quanto tali, non mutuabili o riconducibili ad altri luoghi che finora non si sono mai visti».
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