D’Alberto: Mazzini, no alla ristrutturazione
Al convegno Asl si dice a favore della costruzione di un nuovo ospedale per avere prestazioni migliori
TERAMO. No a una ristrutturazione del vecchio ospedale e bene la consultazione dei cittadini ma si deve tenere in particolar conto il parere degli operatori sanitari. Sono questi i due capisaldi del discorso che il sindaco, Gianguido D’Alberto, ha fatto al convegno “Innovazione manageriale e progettuale in ambito sanitario. Gli effetti positivi sui territori” che si è svolto venerdì in ospedale.
«C’è un momento in cui si arriva alla decisione, che non può prescindere dalla parola di chi conosce la materia sanitaria più di ogni altri, come ad esempio i medici», ha esordito in collegamento telefonico, durante i lavori del convegno il sindaco. D’Alberto ha rifatto la storia della discussione sull’ospedale unico degli ultimi mesi: «Abbiamo passato mesi discutendo sulla dicotomia fra contenitore e contenuto. Troppo spesso si è parlato del contenitore, tralasciano contenuto e lqualità. Questo ha fatto scaturire veti incrociati da cui la politica difficilmente riesce ad uscire. Invece ora declinare il futuro della nostra sanità in termini di innovazione ci dà la chiave per uscire da questo impasse».
E qui il punto centrale del discorso di D’Alberto: «Usciamo fuori dalle vecchie categorie, anche in tema di nuovo ospedale. Utilizzare risorse pubbliche significative – che il nostro territorio è riuscito ad ottenere proprio grazie all’ex direttore generale Roberto Fagnano (alla cui memoria era dedicato il convegno, ndr) – per opere di mera ristrutturazione, sono fortemente convinto che sia un errore. C’è un approccio sbagliato: non ristrutturiamo edifici qualsiasi. Il ragionamento va impostato sotto la chiave dell’innovazione che si riflette sulla qualità delle prestazioni. Non può dunque non realizzarsi un nuovo ospedale finalizzato al miglioramento della qualità dell’offerta sanitaria». Su dove dovrebbe sorgere, D’Alberto è chiaro. «Chiamo a raccolta tutti i sindaci: cogliamo quest’opportunità straordinaria, ognuno esca dal proprio orticello territoriale, una provincia forte non può prescindere da un capoluogo che sia il presidio istituzionale e politico di tutta la provincia. E’ impensabile che non si parta dal capoluogo di provincia nella realizzazione di una nuova struttura ospedaliera. Se si indebolisce il capoluogo perdiamo tutti, si indebolisce tutta la provincia». Qui la stoccata ai consiglieri regionali, «che dovrebbero essere rappresentanti di tutta la comunità regionale ma rischiano troppo di essere condizionati dal mero consenso territoriale. Rischiamo di inseguire il consenso che ci distoglie dall’obiettivo di migliorare l’offerta sanitaria». Domani si terrà la riunione del comitato ristretto dei sindaci in cui si inizierà «ad affrontare con serenità» il discorso del nuovo ospedale. (a.f.)
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