D’Alberto (Pd): «Il sindaco prenda atto del fallimento»

TERAMO. «Quanto dovrà durare ancora questo deprimente spettacolo?». È la domanda che si pone il capogruppo del Pd in Comune Gianguido D'Alberto alla luce di quella che definisce «triste e...
TERAMO. «Quanto dovrà durare ancora questo deprimente spettacolo?». È la domanda che si pone il capogruppo del Pd in Comune Gianguido D'Alberto alla luce di quella che definisce «triste e stucchevole comunicazione epistolare pubblica tra i gruppi politici del centrodestra e l'ormai sfiduciato sindaco Maurizio Brucchi». I documenti indirizzati nei giorni scorsi al primo cittadino da alcune delle forze che lo hanno sostenuto nella scorsa campagna elettorale a detta del consigliere «vengono pubblicizzati come proclamazioni di una verginità politica ormai irrecuperabile ma altro non rappresentano se non l'autocertificazione impietosa della fine del disastroso “modello Teramo” e dei suoi protagonisti, precedenti ed attuali». Brucchi, dunque, può solo prendere atto del fallimento e farsi da parte. «A prescindere dal dato numerico secondo cui i tre gruppi rappresentati in giunta contano solo dodici consiglieri», fa notare D'Alberto, «non esiste più il legame con il mandato elettorale del 2014, che si è ormai sfaldato e che non può più giustificare i tentativi disperati di prolungare una già pesante agonia per i teramani». Il capogruppo del Pd, infatti, evidenzia che «si è ormai rotto definitivamente il rapporto di fiducia tra sindaco, giunta, centrodestra e cittadini». Sono questi ultimi, secondo lui, a pagare le peggiori conseguenze dei «balletti» inscenati dalla maggioranza in piena crisi.
«A differenza di quanto dice il sindaco», rileva D'Alberto, «la crisi del centrodestra non è solo un fatto politico interno, in quanto si ripercuote sulla inesistenza dell'attività amministrativa, sulla incapacità di rispondere ai problemi, sul fatto che i temi trattati sono tutti autoreferenziali e funzionali alle questioni di potere e a giochi di poltrone dello stesso centrodestra». Il Pd, dunque, si assume «l'onere e l'onore di rappresentare la forza politica trainante di un progetto per la nostra città nuovo, inclusivo e aperto a tutte le istanze civiche e sociali che chiedono la costruzione di un'idea di città e di amministrazione fortemente e nettamente alternativa, nel merito e nel metodo, a quella assolutamente fallimentare posta in essere dal centrodestra cittadino negli oltre 10 anni di modello Teramo. Non lo dobbiamo a noi stessi», conclude D'Alberto, «lo dobbiamo esclusivamente alla nostra città». (g.d.m.)
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