D’Alfonso, visita a sopresa da Liliana

28 Agosto 2014

Il governatore va dalla donna malata di Sla prigioniera in una casa Ater senza ascensore: «Risolveremo il suo problema»

TERAMO. «Non si preoccupi signora, i suoi occhi parlano per lei». Somo state queste le parole rivolte dal presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso alla signora Liliana Paolizzi, la donna malata di Sla da lungo tempo e da quasi due anni prigioniera nel suo appartamento al quarto piano, per l’assenza di un ascensore nella palazzina Ater di Colleatterrato Basso dove vive.

A raccontare la scena è il marito della donna, Tonino Serafini, che ieri pomeriggio è rimasto quasi incredulo quando, intorno alle 16, ha ricevuto la visita del presidente D’Alfonso venuto a trovare a casa la signora Liliana. «Sono senza parole perché in 67 anni di vita sono stato sempre io cittadino a recarmi dalle istituzioni quando ne avevo bisogno», ha raccontato, «invece stavolta è stato al contrario, è la prima volta che vedo un’autorità andare dai cittadini. Altri politici locali non sono mai venuti».

Il marito di Liliana si sta battendo da un anno e mezzo perché venga installato un ascensore esterno nel palazzo dove, oltre a sua moglie, vivono altre due persone con invalidità al 100% e al 75%. L’uomo, su richiesta del presidente D’Alfonso, ha mostrato tutta la documentazione relativa al progetto da realizzare per permettere a Liliana di uscire di casa, accompagnata dal marito o dai figli che l’assistono 24 ore su 24. «Il presidente era commosso. Anche mia moglie ha cercato di comunicare con lui, ma è bastato lo sguardo», ha continuato Tonino, «sono stato davvero onorato di aver ricevuto la sua visita. Si tratta di una persona squisita. Solo perché è venuto a trovare mia moglie ha dimostrato tutto, dando un bel segnale».

Di fronte alle richieste dei familiari perché finalmente si provveda ad installare l’ascensore, Tonino Serafini spiega che D’Alfonso ha detto che si impegnerà a fondo per risolvere il problema e farà il più presto possibile. Tuttavia, nonostante le rassicurazioni fornitegli dal presidente per la soluzione del problema, il marito della signora Liliana ha precisato che metterà in atto le proteste già annunciate qualche giorno fa se entro un mese non seguirà nulla di concreto a quanto detto ieri. «Sono sicuro che non servirà, vedendo come si è comportato e che tipo di persona è il presidente, ma se passati 30 giorni non succederà niente, farò come avevo detto», ricorda Tonino, «mi recherò davanti alla prefettura di Teramo, dove mi legherò con una corda assieme ad altri amici e rimarrò lì senza bere né mangiare per due giorni».

Se in quel lasso di tempo non dovessero esserci sviluppi, il marito di Liliana spiega che, prima di perdere del tutto le forze a seguito dello sciopero della fame e della sete, si sposterà a Colleatterrato Basso. «Al terzo giorno salirò sul tetto della palazzina e non permetterò a nessuno di avvicinarsi e di entrare dentro casa mia. Non rimarrà nulla della copertura del tetto», conclude Tonino, «l’Ater dovrà rifare anche quello, oltre all’ascensore, perché le tegole finiranno addosso a chi si avvicinerà per tentare di curare mia moglie, anche se dovessero essere i miei figli. Ma sono sicuro che non servirà».

Chiara Di Giovannantonio

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