D’Angelo: «Ora Finori compri gli impianti»

31 Marzo 2023

Prati di Tivo, il presidente della Provincia si rivolge all’ex gestore dopo il sequestro del giudice

TERAMO. «Non possiamo che dare seguito alla sentenza di sequestro dei beni della Gran Sasso Teramano (Gst) emessa dal tribunale civile di Teramo, ma inviteremo la Marco Finori srl all’acquisto degli impianti della Gst alla cifra di 1 milione e 650mila euro più 500mila euro di investimenti che aveva offerto. Il tutto a esclusione della cabinovia della Madonnina che è di nostra proprietà, solo in concessione alla Gst, che è fuori dal sequestro degli impianti e per la quale dobbiamo valutare se rientra nella gestione attribuita a Finori». Sono le parole del presidente della Provincia Camillo D’Angelo all’ indomani della sentenza del tribunale di Teramo che, accogliendo il ricorso del gestore scaduto Marco Finori, ha disposto il sequestro giudiziario del ramo di azienda della Gran Sasso Teramano.
Finori è tornato, così, a custodire e a gestire gli impianti, in attesa del pronunciamento sempre del Tribunale di Teramo sul bando di vendita per il quale il gestore ha chiesto la nullità e la condanna al risarcimento del danno patrimoniale ed extra-patrimonale. Attrezzature che erano state riconsegnate a puntate da dicembre a marzo da Finori alla Gst che ne era rientrata in possesso. Ma ora lo scenario è cambiato.
«È una sentenza che non ci aspettavamo, ma che non possiamo non darne seguito” ha ribadito D’Angelo annunciando che è stata convocata per lunedì prossimo alle 17 una riunione interlocutoria in Provincia con tutti i soci della Gst sulle azioni da intraprendere. Il primo punto sarà, come evidenzia il presidente della Provincia, l’invito all’acquisto del lotto a Marco Finori, ovviamente senza la cabinovia, che porterebbe alla liquidazione della società. Poi la valutazione da parte dei legali se la cabinovia, che non è tra i beni oggetto di sequestro perché non di proprietà della Gst, ma in concessione alla società, rientri nella gestione predisposta dal giudice. «Le chiavi del nostro impianto le abbiamo noi», incalza D’Angelo, «siamo al lavoro con i legali per capire quale sia l’interpretazione della sentenza. In ogni caso verrà valutato il percorso finalizzato agli interessi della montagna». Pronto sul tavolo anche un piano d’azione che D’Angelo illustrerà ai soci, una proposta politica per tentare di salvare la situazione.
Adele Di Feliciantonio