D’Angelo: «Quel progetto potevo farlo»

Il presidente della Provincia accusato di esercizio abusivo della professione: «Secondo me la legge non impone restrizioni»
TERAMO. «Si parla di attività prevalente e caratterizzante la professione e secondo me lo potevo fare. Dalla lettura della norma, sempre secondo me, non ci sono restrizioni»: così il presidente della Provincia e sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo si è difeso in aula.
D’Angelo, imputato nella sua veste di ingegnere, ieri mattina si è sottoposto all’esame da imputato davanti al giudice onorario di tribunale Carla Fazzini. Il professionista è accusato di esercizio abusivo della professione per una vicenda nata nel 2015 quando ha redatto il progetto di un intervento edilizio privato, commissionato da un residente di Rocca Santa Maria, amico di famiglia, e finalizzato alla realizzazione di un edificio residenziale con bocciodromo.
Secondo l’accusa della Procura non avrebbe potuto farlo, in quanto – così riporta il capo d’imputazione – «ingegnere iscritto nella sezione A settore C dell’albo professionale (ingegnere dell’informazione), abilitato all’esercizio delle competenze specificamente previste per tale categoria (pianificazione, progettazione, sviluppo, direzione lavori, stima, collaudo, gestione di impianti e sistemi elettronici, di automazione, di generazione, trasmissione ed elaborazione delle informazioni)». Per la Procura D’Angelo avrebbe abusivamente esercitato la professione di ingegnere civile e ambientale «redigendo», così si legge ancora nel capo d’imputazione, «il progetto architettonico e strutturale, il computo metrico, gli stati di avanzamento dei lavori nonché espletando le funzioni di direttore dei lavori». È stato lo stesso committente dell’opera, rappresentato dall’avvocato Antonella Galizia, a far scattare l’inchiesta. L’uomo nel processo ha scelto di non costituirsi parte civile.
D’Angelo, difeso dagli avvocati Gennaro Lettieri e Luca Scarpantoni, nel corso della sua audizione ha aggiunto: «I lavori si sono fermati per il terremoto del 2016. Il primo lotto, quello residenziale, è stato quasi tutto realizzato, in collaborazione con mia moglie che mi ha dato una mano professionalmente. Se ci fosse stata una limitazione avrei fatto cofirmare il progetto a mia moglie». Nel corso dell’udienza di ieri è stata sentita come teste la moglie, anche lei ingegnere, che ha detto: «Sono iscritta alla sezione A, a tutti e tre i settori. A questo progetto hanno collaborato due architetti e due ingegneri». Nel corso delle precedenti udienze sono stati ascoltati, nella loro veste di testi, lo stesso denunciante, i sottufficiali della polizia locale di Teramo che hanno condotto le indagini, il presidente dell’Ordine degli ingegneri di Teramo Leo De Santis e il presidente del consiglio di disciplina dello stesso Ordine Vincenzo Di Bernardo. Nuova udienza il 6 febbraio.(d.p.)
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