Da cacciatore ad ecologista «Così combatto i bracconieri»

29 Gennaio 2017

Roseto, il noto commercialista Maurizio Cerè alla guida del gruppo delle Guardie ambientali «Qualche giorno fa ho sventato l’abbattimento di un capriolo nelle campagne di Montepagano»

ROSETO. Da cacciatore incallito ad ambientalista convinto. È la metamorfosi di Maurizio Cerè, commercialista rosetano con l’hobby della caccia, il quale è passato dall’altra parte della barricata diventando uno strenuo difensore della natura con un’attenzione particolare nei confronti degli animali. Fino al punto di costituire l’associazione Guardie ambientali, di cui è presidente, attraverso la quale ha invitato il presidente della Regione Luciano D’Alfonso a «prendere la immediata e onesta decisione», si legge nella sua istanza, «di sospendere la caccia in Abruzzo, anche per i previsti abbattimenti di selezione sulle volpi che sono, a nostro parere, barbare e incivili azioni contro natura».

Concetti che rientrano a pieno titolo nella filosofia delle associazioni naturalistiche, ma che fanno molto più rumore se ad esprimerli è un ex cacciatore. «Sono ancora in possesso della licenza», tiene a precisare Cerè, «che ho sempre rinnovato da 45 anni a questa parte. Ma mentre all’inizio usavo il fucile contro la selvaggina, ora le mie battute di caccia sono solo delle lunghe passeggiate con i cani e gli animali che incontro finiscono nel mirino della cinepresa che porto con me».

Una netta inversione di tendenza, dunque, culminata con la costituzione di un folto gruppo di guardie ambientali, il cui compito è di vigilare sull’enorme dotazione di verde del territorio rosetano e zone vicine, con un’attenzione particolare per l’area protetta del Borsacchio attraverso un’apposita convenzione con il Comune di Roseto. «Abbiamo provveduto ad apporre una serie di cartelli di divieto di caccia», continua Cerè, «e pattugliamo costantemente il territorio della riserva. Inoltre a breve ci doteremo di una postazione fissa – noi lo chiamiamo già osservatorio ambientale – da dove potremo tenere sotto controllo una vasta zona della riserva». Una precauzione esagerata? Niente affatto, almeno a giudicare da quanto risulta alle guardie ambientali coordinate da Cerè.

«Gli episodi di bracconaggio sono all’ordine del giorno», svela infatti il presidente del gruppo, «sia all’interno della riserva che nelle zone fuori dal suo perimetro. D’estate c’è il fenomeno dei cacciatori di frodo che utilizzano nottetempo le reti per l’uccellagione, soprattutto nella zona del mare; d’inverno i bracconieri agiscono anche di giorno, spesso muovendosi in automobile tra le colline che circondano Roseto e portano con loro i fucili pronti per sparare quando avvistano una preda».

Quelle descritte sembrano scene che hanno come sfondo i boschi delle montagne più impervie, invece a quanto pare si consumano a due passi dal centro abitato di Roseto. «Qualche giorno fa», riferisce infatti Cerè, «ho sventato l’abbattimento di un capriolo nella zona di Montepagano, per la precisione in contrada Padune, proprio al confine della riserva. Intorno alle 17,30 ho sentito due colpi di fucile: ho immediatamente urlato e con la macchina mi sono diretto nella direzione degli spari notando le sagome di due uomini che fuggivano ma non sono riuscito a riconoscerli. Controllando meglio ho notato nella neve delle orme di capriolo e mi sono tranquillizzato non vedendo tracce di sangue. Nella zona ci sono infatti due caprioli, uno delle quali femmina e incinta, più volte finiti nel mirino di quelli che io definisco delinquenti comuni oltre che assassini. Naturalmente ho denunciato l’episodio ai carabinieri, anche se con le guardie dell’associazione continueremo a vigilare tenendo conto delle continue segnalazioni dei cittadini che ci riferiscono di spari all’interno della riserva».

Federico Centola

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