Da Futuro In un nuovo attacco alla Soget
TERAMO. Non si placa lo scontro sulla riscossione dei tributi. Ad alimentare la polemica con il Comune e con la Soget, la società incaricata di incassare i tributi comunali, è il gruppo Futuro In. I...
TERAMO. Non si placa lo scontro sulla riscossione dei tributi. Ad alimentare la polemica con il Comune e con la Soget, la società incaricata di incassare i tributi comunali, è il gruppo Futuro In. I consiglieri Franco Fracassa e Maurizio Salvi prendono atto della risposta dell’azienda sulla legittimità delle somme richieste ai cittadini nei preavvisi di fermo amministrativo per i tributi non versati, ma rilanciano le contestazioni mosse nei giorni scorsi. Secondo loro la norma del 2013 citata a supporto della regolarità delle procedure si applica «all’agente di riscossione e non al concessionario dei tributi locali». Della prima categoria farebbero parte le società dell’ex gruppo Equitalia, mentre Soget è un concessionario e dunque non potrebbe applicare la legge in questione. «Detta società di riscossione privata deve attenersi alla normativa ordinaria», sottolineano i consiglieri, «che alla tabella dei rimborsi prevede un ristoro solo per l’iscrizione di fermo amministrativo e non per il preavviso». Fracassa e Salvi puntualizzano inoltre che «nessun costo produttivo, eccetto quelli della stampa e della notificazione del fermo, voci che non fanno parte di detta tabella, è anticipato dalla società di riscossione». Per questo ritengono non accettabile la risposta di Soget e rinnovano l’invito al sindaco Gianguido D’Alberto a fare chiarezza sulla situazione. Futuro In ripropone i quesiti sulla decisione adottata a settembre dell’anno scorso di procedere con l’affidamento alla società in questione «nonostante la piena violazione del codice che regola gli appalti pubblici», sulla mancata assegnazione del servizio in alternativa all’Agenzia delle entrate, sui motivi per i quali «nello stesso plico sono stati notificati più preavvisi di fermo amministrativo per lo stesso contribuente e per lo stesso mezzo, applicando una ulteriore indebita moltiplicazione dei diritti di ristoro» e sul fatto che «le somme imputate illecitamente al contribuente non corrispondano affatto a quelle indicate come tabellari». (g.d.m.)
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