Da Teramo solo 25 domande di brevetto

29 Maggio 2019

Camera di commercio, convegno sulla proprietà intellettuale. Florimbi: le piccole imprese hanno poca capacità di innovare

TERAMo. La provincia di Teramo non brilla per capacità di innovazione. È quanto emerge dalla prima giornata dell’“Abruzzo Ip week”che si è svolta ieri alla Camera di commercio.
“Lo status della proprietà intellettuale nella provincia di Teramo e un focus su innovazione e forme di tutela nel settore agroalimentare in Abruzzo” è l’incontro promosso dalle Camere di commercio d’Abruzzo, dal Cresa e dallo Studio Rozzi & Consulmarchi, con il patrocinio di Confindustria Chieti-Pescara. Un confronto fra istituzioni, professionisti e ricercatori sulla proprietà intellettuale in Abruzzo, che si ripeterà domani alle 9.30 alla Camera di commercio dell’Aquila e sabato alle 9.30 in quella di Chieti-Pescara.
I titoli di proprietà industriale – brevetti, marchi, disegni e modelli – costituiscono il patrimonio di conoscenze primarie delle aziende. La proprietà industriale è strettamente correlata con la capacità delle imprese e dei territori di generare innovazione. «In provincia di Teramo si registra una ridotta propensione alla tutela della proprietà industriale, conformemente a quanto accade nelle aree economicamente meno dinamiche del Paese», ha spiegato Salvatore Florimbi, vice segretario generale della Camera di commercio, durante il convegno, «nel 2018 le domande di brevetto nazionale depositate all’Ufficio italiano marchi e brevetti (Uimb) da teramani sono 25, rispetto a 11.791 domande a livello nazionale, con un trend degli ultimi cinque anni in leggera diminuzione. Le domande di marchi depositate all’Uimb, in calo rispetto al 2017, ammontano a 152 mentre in Italia sono state 58.977. Infine le domande di registrazione di disegni e modelli sono 6 con un numero di disegni presentati pari a 684, in notevole incremento rispetto all’anno precedente». Secondo Florimbi i numeri ridotti in parte si spiegano con il fatto che il 90,6% del tessuto produttivo è di piccole e micro imprese. «È nota la ridotta capacità delle Pmi a sviluppare innovazioni e creatività per la minore disponibilità di risorse economiche e di risorse umane specialistiche, la cultura imprenditoriale più conservativa», ha aggiunto. Senza contare che in provincia i settori industriali sono i tradizionali: sono meno presenti settori come l’high tech in cui si innova più facilmente.
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